Renzi all’attacco: Bersani cerca l’insulto

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:56

Bersani e Renzi

 

Se le parole hanno un senso che può rinforzarsi a seconda del contesto in cui vengono pronunciate, quelle consegnate ieri da Matteo Renzi ai microfoni del Tg5 hanno un peso innegabile. Nella rete ammiraglia della famiglia Berlusconi, infatti, il vivace sindaco di Firenze ha scelto di “punzecchiare” il segretario del suo partito tornando a marcare la distanza con la dirigenza romana del Pd.

Sabato scorso, in occasione della manifestazione svoltasi a Roma contro la povertà, Pierluigi Bersani aveva rivolto parole poco lusinghiere al “rottamatore” (mai nominato), accusandolo di “qualunquismo” e “arroganza”. Etichette che hanno fatto “sbottare” il sindaco di Firenze, che di bianco vestito, con alle spalle un prato puntellato da teneri fiorellini, ha ieri deciso di affidare al Tg5 la sua personale replica: “Mi spiace che Bersani cerchi l‘insulto e l’accusa per di più tra persone dello stesso partito – ha esordito – Io ho soltanto detto, insieme a tanti altri, persino alla segretaria della Cgil, che bisogna fare presto. Mi spiace che i destini personali, di Bersani e dei dirigenti del Pd, siano talmente importanti da arrivare alle polemiche interne”. 

E sul leader del partito avverso, quel Silvio Berlusconi che pochi giorni fa ha annunciato l’intenzione di ricandidarsi a premier: “Mi piacerebbe sfidarlo sul campo – ha dichiarato Renzi – Alcuni nel mio partito lo vogliono mandare in galera, io lo voglio semplicemente mandare in pensione“. E in serata, il primo cittadino di Firenze ha detto la sua anche su due democratici che potrebbero ambire alla carica di Giorgio Napolitano. Il profilo che va bene (per il Quirinale, ndr) – ha spiegato Renzi – è quello di un nome che coinvolga la maggioranza più alta possibile. Franco Marini è stato bocciato dagli elettori in Abruzzo, questi giochini non vanno. Anna Finocchiaro – ha rincarato il “rottamatore” – la ricordiamo per la spesa all’Ikea con la scorta”. Bocciature che faranno salire ulteriormente la tensione all’interno del Pd.