Amanda Knox e i pensieri suicidi

Amanda KnoxPerugia nel 2007 è stato lo scenario nel quale si è svolto un delitto, una studentessa americana Meredith Kercher perse la vita in una ricostruzione ancora oggi confusa, si parla di complicità, silenzi e cose non dette.

In quella tragica notte una vita fu spezzata da una mano assassina, la giustizia ha fatto il suo corso senza di fatto riuscire a dare risposte definitive a quel delitto, dal 2007 ad oggi possiamo parlare di caso irrisolto.

I protagonisti di questa vicenda Amanda Knox e Raffaele Sollecito non stati entrambi oggetto di indagine e inquisiti, processi, appelli, ricorsi, la giustizia italiana ha fatto il suo corso riconoscendo colpevole Amanda Knox di quel delitto.

Sono passati quattro anni, quattro anni passati dietro alle sbarre di un carcere che non lasciava ormai nessuna speranza alla detenuta, pensieri di morte hanno attraversato la sua mente, la solitudine e il senso di alienazione hanno preso il posto di qualsiasi speranza.

L’assoluzione in appello del 2011 ha aperto le porte della prigione, un carcere che in quegli anni era diventato anche una condizione interiore, sapere di non avere più speranze e vedere la propria vita distrutta, senza poter fare nulla.

I giorni che trascorrevano monotoni, l’ambiente intorno ostile e indifferente alla propria esistenza, Amanda Knox ha sperimentato tutto questo prima che la sentenza per assoluzione ribaltasse completamente il giudizio.

Un libro di memorie è uscito negli Stati Uniti dove la giovane racconta il suo calvario, la lotta per cercare di vivere in un ambiente ostile, i pensieri di morte che spesso hanno accompagnato le sue giornate, meditazioni su possibili modi di farla finita.

Il suicidio ha spesso fatto capolino nella mente della giovane, nel frattempo la vicenda è ancora aperta senza un colpevole, Meredith Kercher attende dalla sua tomba silenziosa una risposta.