Pd dei veleni: Bindi frena su Letta, Marini critica Renzi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:55

Bindi e Marini

 

Inutile tornare sulla crisi profonda in cui si è inabissato il partito di Pierlugi Bersani. La compagine democratica si è rovinosamente sfarinata rivelando le sue troppe e contraddittorie “anime” interne. Infierire su una squadra ormai “acefala” sarebbe quanto meno inelegante (oltre che ridondante), ma se a farlo sono due “big” della vecchia guardia come Franco Marini e Rosy Bindi, la faccenda assume tutto un altro sapore.

Che sia sapore di vendetta è impossibile affermarlo con certezza. Di certo il mancato presidente della Repubblica e la presidente dimissionaria del partito, concedendosi con straordinario tempismo a due interviste domenicali, hanno voluto mandare un messaggio chiaro e netto. E congedarsi (forse) dalla scena con un “colpo” carico di anatemi più o meno espliciti. Interpellata ieri da Maria Latella sul governo che verrà, Rosy Bindi non ha tradito incertezze, e quando la giornalista ha menzionato il nome di Enrico Letta come uno dei “papabili” futuri premier, la democratica ha tagliato corto: “Nel prossimo governo i partiti dovranno stare un metro indietro perché la nostra gente il governo delle ‘larghe intese’ non lo vuole. Non è questo il momento di mettere il vicesegretario del Pd a fare il presidente del Consiglio perché – ha ribadito la Bindi – verremmo meno alla linea politica che il nostro partito ha assunto in questa fase così difficile”.

Una frenata clamorosa, che ha assunto i contorni di una vera e propria “sconfessione” dell’ex vice di Bersani a cui, tuttavia, la Bindi ha riconosciuto innegabili capacità. E cosa dire del mancato presidente della Repubblica, Franco Marini, intervistato ieri da Lucia Annunziata In mezz’ora? Alla domanda fatidica sul “tradimento” interno al Pd che ha impedito la sua salita al Colle: “Quello che hanno fatto non è solo inaccettabile – ha notato il democratico – è una cosa volgare e ingiusta“. “La malattia del nostro partito è il dilagare di opportunismo – ha diagnosticato l’ex presidente del Senato – Si sono rafforzati più i potentati che un’idea larga di partito. Il modo in cui sono state formate le liste e l’afflusso di persone che non hanno alcuna logica del rapporto politico, della responsabilità, della complessità di guidare un Paese lo dimostrano”.  

Ma è al sindaco di Firenze, Matteo Renzi, (che non ha certo sponsorizzato la sua candidatura al Quirinale), che Franco Marini ha destinato i giudizi più puntuti: “Renzi è un uomo che ha un livello di ambizione sfrenato – ha dichiarato l’ex sindacalista – A volte parla e non sa quello che dice perché pensa solo a stare sui titoli dei giornali o in televisione. Io sono convinto che se non la modera, se non la frena o non la governa questa ambizione, essendo un giovane finisce fuori strada“. Avvertimento o auspicio?

 

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