Spari a Montecitorio: politici nel mirino

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:59

sparatoria palazzo chigi

 

Dentro il palazzo del Quirinale il neo presidente del Consiglio, Enrico Letta, e la sua nutrita squadra di governo giuravano al cospetto del capo dello Stato, fuori un uomo disoccupato puntava l’arma contro due carabinieri nella non lontana Piazza Montecitorio. E’ così che la cronaca ha ieri rubato la scena alla politica, intessendo con essa un sinistro legame. Che lo stesso sparatore, il 49enne  Luigi Preiti, svelerà poco più tardi agli investigatori confessando: “Volevo ammazzare un politico“.

Invece a terra sono rimasti due carabinieri: uno di loro, Giuseppe Giangrande, rischia la paralisi. La pallottola che lo ha raggiunto all’altezza del collo gli ha lesionato il midollo in maniera importante (così recita il terzo bollettino medico emesso nella giornata di ieri). L’altro, Francesco Negri, è stato ferito alle gambe, ma le sue condizioni non destano preoccupazioni. Fin qui la cronaca, ma è impossibile parlare della giornata di ieri senza scomodare la politica. E non solo perché la sparatoria che ha trasformato ieri il centro di Roma in una zona “militarizzata” è avvenuta proprio nel giorno del giuramento del nuovo esecutivo, ma perché – come ha ammesso lo stesso Preiti – nel mirino della sua pistola avrebbe dovuto finirci un politico. O almeno così aveva immaginato.

La notizia ha subito fatto il giro del mondo, ma è a casa nostra che ha ovviamente prodotto gli “sconquassi”  più pesanti. Nelle prime concitate ore, è tutto un susseguirsi di dichiarazioni sgomente e di accuse più o meno oblique. Politici di ogni schieramento si affrettano a fornire il loro personale giudizio e anche Beppe Grillo (indicato da molti come l’agitatore che arma le mani dei disperati) sente il bisogno di dire la sua per marcare la distanza dal gesto di Roma. Non basta: le invettive gli pioveranno addosso per tutto il giorno, dando il là a un dibattito nel quale analisti e osservatori si sforzeranno di individuare il limite (della critica e della contestazione) oltre il quale è opportuno non spingersi. E’ così che tutto si pasticcia, tutto finisce nel “calderone” mediatico che mixa e depotenzia, trasformando il gesto sconnesso di un uomo disperato (col quale non si può comunque solidarizzare) nell’ennesimo argomento da talk show.