Governo: i no di Sel, M5S e Fratelli d’Italia

Andrea Colletti

 

La lunga giornata parlamentare di ieri (conclusasi con la fiducia che i deputati hanno accordato alla nuova squadra di governo) è stata scandita dagli interventi a favore o contro la ricetta delle “larghe intese”.

Un susseguirsi tumultuoso di commenti, analisi, previsioni e auspici che hanno consegnato la panoramica di un Parlamento carico di contraddizioni (come è fisiologico che sia) e percorso da grande scetticismo e diffidenza reciproca. A farsene portavoce è stato soprattutto il Movimento 5 Stelle, che ha ribadito il suo scarso entusiasmo per il nuovo esecutivo. “Presidente Letta – ha scandito il deputato Andrea Colletti – è inutile mettere facce nuove quando sulla parete c’è la muffa. La soluzione è rimuoverla, non passarci sopra una mano di vernice. Questo siete voi: una mano di vernice su un muro rovinato dalla muffa”.  Di più: “Visto il ministro dell’Interno scelto (Angelino Alfano, ndr) o che è stato costretto a scegliere – ha rincarato Colletti nel suo intervento alla Camera – sembra il governo della trattativa Stato-mafia, il governo del bavaglio alla magistratura. E’ un governo che garantirà il salvacondotto a Berlusconi”. 

Le parole del cittadino 5 Stelle hanno infiammato l’Aula, sclerotizzando le tensioni già esistenti (soprattutto, ma non solo) con gli onorevoli del Pdl. Un’elettricità che si è ripresentata quando il capogruppo dei deputati di Sel, Gennaro Migliore, nell’elencare i motivi del no alla fiducia al governo, si è intrattenuto su un nervo perennemente scoperto: “C’è un peccato originale negli ultimi vent’anni – ha osservato – il conflitto di interessi. Io chiederò di votarlo perché ha inquinato profondamente la vita politica e sociale di questo Paese e lo riproporremo come prima iniziativa di questo Parlamento”. Quanto alla proposta di istituire una Convenzione (formata da giuristi, esperti e politici) incaricata di occuparsi specificamente delle riforme istituzionali, il “vendoliano” ha puntualizzato: “Sono d’accordo, ma non è possibile affidarla, come è comparso oggi sui giornali, a Silvio Berlusconi. Invece di litigare sulle poltrone, perché non l’affidiamo a un uomo che è stato anche protagonista di questa discussione? Diamola a Stefano Rodotà“.

A rimarcare il suo fermo “no” alla ricetta prospettata dal nuovo presidente del Consiglio, è stata anche Giorgia Meloni. “Noi temiamo che un governo che ha la presunzione di mettere insieme il giorno e la notte – ha spiegato – non possa dare all’Italia le risposte coraggiose delle quali ha bisogno e che finisca per limitarsi a provvedimenti tampone, figli di un eterno compromesso a ribasso”. “Ve lo chiediamo sinceramente, con il sorriso sulle labbra – ha proseguito la co-fondatrice di Fratelli d’Italia – non governate a tutti i costi. Abbiate il coraggio di fare un passo indietro, quando doveste avere la conferma che questa esperienza fa male al popolo italiano. Non ammainate la bandiera dei vostri ideali per alzare quella meno nobile del ‘tengo famiglia‘”.