Convenzione riforme: i veti sulla presidenza Berlusconi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:18

Silvio Berlusconi

 

Il nuovo organismo che – nel disegno del governo – dovrebbe riscrivere parte della carta costituzionale rischia di trasformarsi in un grosso problema politico. E in una vera e propria minaccia per la tenuta delle “larghe intese”. A originare le tensioni l’auto-candidatura di Silvio Berlusconi alla guida della Convenzione delle riforme, che ha suscitato – come sempre accade – reazioni contrastanti.

A sbarrare la strada al Cavaliere è stato Matteo RenziOra non esageriamo – ha commentato ieri il sindaco di Firenze – un conto è fare il governo col Pdl perché non ci sono alternative, un altro è dare la Convenzione a Berlusconi. Sarebbe gravissimo trasformarlo in un padre costituente“. Concetto rinforzato dal neo viceministro all’Economia, Stefano Fassina“Per la presidenza della Convenzione dobbiamo trovare una figura in grado di dare garanzie a tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento – ha spiegato il democratico – e temo che Berlusconi non sia fra queste”. 

Chiusure che hanno fatto arrabbiare non pochi pidiellini, a partire dall’ex ministro Sandro Bondi: “Tutto si può discutere, ma nessuno ha il diritto di porre veti o pregiudiziali sulle persone, tanto meno – ha precisato – su chi ha reso possibile la nascita di questo governo come, del resto, di quello precedente”. A dargli manforte anche Altero Matteoli“I veti politici preconcetti sono inaccettabili su chicchessia ed in particolare lo sono sul leader del Pdl – ha osservato l’ex responsabile delle Infrastrutture – Se messi davvero in atto porterebbero dritti al voto anticipato. Renzi è candidato a diventare presidente dell’Anci in sostituzione di Delrio – ha continuato Matteoli – Allora che facciamo? Poniamo anche noi del centrodestra il veto sul candidato Renzi?”

A complicare ulteriormente la matassa, la dichiarazione di Luciano Violante“Anche il ministro delle Riforme (Gaetano Quagliariello, ndr) è del Pdl – ha osservato il democratico – È bene che non ci siano esponenti dello stesso partito nel governo e alla guida della Convenzione”. Una posizione alla quale l’ex capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ha voluto controbattere immediatamente: “La Convenzione, per essere politicamente incisiva e significativa – ha detto – deve essere composta in larga parte da parlamentari, altrimenti rischia di risolversi in un esercizio accademico. La presidenza della Convenzione – ha proseguito Cicchitto – deve essere attribuita a un’autorevole personalità del centrodestra anche perché tutte le cariche di rilievo politico istituzionale sono state ricoperte da esponenti della sinistra”.