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I Diari della Crisi – Il sistema sanitario spagnolo: da referente mondiale a copia degli States

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Lo sciopero dei lavoratori della sanità in Spagna“La Spagna è sempre stata un forte referente mondiale a livello sanitario e invece ora cerca di copiare il modo di fare americano”, è la sintesi fatta da alcuni dei membri dell’associazione “Tavolo per la difesa della Santità Pubblica” durante una maratona culturale tenuta a Madrid una settimana fa.

Gratuito (bastavano le tasse), efficace quanto efficiente grazie ai professionisti di spessore cui veniva affidato nonché ai tantissimi giovanni appassionati che ogni anno intraprendevano la carriera medica: questi erano alcuni degli ingrediente del sistema sanitario spagnolo prima dell’avvenimento della crisi. Ora la situazione è abbastanza cambiata. Innanzitutto l’investimento per paziente si è ridotto del 20% circa, e anche se dal Ministero di Salute assicurano che il servizio si terrà invariato, i fatti fanno vedere una realtà diversa. Per il momento sono quattro gli Ospedali della Capitale che cercano di privatizzare, 700 medici con più di 65 anni sono stati costretti ad andarsene facendoli diventare pensionati forzati, dato che si trovano in eccellenti condizioni da continuare a portare avanti il loro lavoro e avevano firmato un contratto che prevedeva che stessero in attivo ben fino i settanta anni. La giustificazione ufficiale sarebbe la mancanza di fondi e la necessità di una ristrutturazione del personale. In realtà loro percepivano stipendi più alti, cui la sanità non potrebbe più far fronte, lasciando quindi gli ospedali/centri di salute nelle mani di esperti con una esperienza minore che prendono un salario, appunto, minore. Mentre gli studenti, quelli appassionati che una volta studiavano medicina sapendo che avrebbero avuto il lavoro garantito nella sanità pubblica, non ci credono più.

Dall’altra parte il servizio ai pazienti cominciava a calare già dall’anno precedente, quando diversi centri di salute, sopratutto nei paesi più piccoli ma non solo, si vedevano costretti a non poter garantire più un servizio notturno e di conseguenza costringendo i cittadini a spostarsi verso metropoli più grandi che non sempre sono vicine. Se si aggiunge il costo delle prescrizioni mediche, addirittura per i pensionati che in un bel numero di casi fanno fatica ad arrivare a fine mese e pagare le bollette, nonché dell’uso dell’ambulanza e delle radiografie, la mancanza di materiale chirurgico oppure la ogni giorno più lunga lista attesa per gli interventi… per non parlare degli ospedali di nuova costruzione che non sono operativi dato che non ci sono i soldi per il materiale necessario e così via si capisce perché si moltiplicano le manifestazioni di protesta in piazza non soltanto da parte dei pazienti, ma anche dei medici e delle infermiere consapevoli del servizio che offrono e profondamente scontenti delle condizioni di lavoro in cui si vedono costretti a esercitare. Una delle ultime e forse delle più numerose ha a avuto luogo a Barcellona due settimane fa, con più di 60.000 partecipanti.

Un ambiente di indignazione a tutti i livelli. Il lavoro non è più garantito, la casa bisogna custodirla con quattro occhi dato che gli sfratti stanno diventando un’abitudine delle banche, si sperava di mantenere almeno la salute. A quanto pare nemmeno quella però. E l’educazione… questo è un altro discorso, da trattare con calma.

María Gancedo Pinel

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