Convenzione riforme: il governo vacilla

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:51

Quagliariello

Non  c’è pace per il neonato governo Letta. Dopo gli scontri irrisolti sull’Imu (l’imposta sarà abolita o rimodulata?), le “larghe intese” tra Pd e Pdl rischiano di franare sul terreno impervio della Convenzione per le riforme. Ai “niet” sulla candidatura di Silvio Berlusconi, che vorrebbe guidare il nuovo organismo, di Matteo Renzi e Stefano Fassina, si sono aggiunti  ieri quelli di Walter Veltroni e Andrea Orlando. E c’è chi, tanto nelle fila del Pd quanto in quelle del Pdl, sembra guardare con cautela all’opportunità di dare il via alla Convenzione.

“E’ importante che ognuno abbia il senso della misura. Alcune proposte non corrispondono all’esigenza di una pacificazione“. E’ quanto ha dichiarato ieri il neo ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, alludendo all’auto-candidatura di Silvio Berlusconi alla presidenza della Convenzione per le riforme costituzionali. Il fronte dei democratici indisponibili a “digerire” una eventuale “reggenza” del Cavaliere in un organismo così importante si fa sempre più compatto e ha coinvolto ieri anche l’ex segretario, Walter Veltroni. “Se proprio si vuole fare la Convenzione – ha detto – deve essere guidata da un uomo che abbia equilibrio e terzietà. Non mi pare il profilo di Berlusconi”. 

Veti che, stando ai beninformati, avrebbero indispettito non poco il presidente del Pdl. Tanto che ai suoi più fidati collaboratori Berlusconi avrebbe detto: “Se continuano così, il governo cade”. E a complicare la faccenda sono giunte anche le frenate di due “dissidenti” del Pd, Sandra Zampa e Pippo Civati, che hanno invitato il partito a fermarsi un attimo a riflettere per comprendere se quella di dare il via a una Convenzione che dovrebbe riscrivere parte della nostra Carta costituzionale sia davvero una buona idea.

Una proposta, la loro, che potrebbe trovare una clamorosa sponda nel pidiellino Gaetano Quagliariello. In un’intervista rilasciata oggi alla Stampa, il “saggio” passato al dicastero delle Riforme ha, infatti, tradito qualche tentennamento. “Sto verificando se lo strumento preferibile, la Convenzione, rientra nella cornice costituzionale, se offende le prerogative del Parlamento, se concretamente può funzionare e come”, ha detto. “I vantaggi del ‘gruppo di lavoro’ sono quelli di concentrare lì la discussione, di tenere l’esame delle proposte al riparo dalle tensioni politiche quotidiane, di coinvolgere espressioni autorevoli della società civile – ha osservato il ministro – ma il primo interrogativo cui rispondere è, appunto, se la Convenzione può mantenere queste promesse. Se ci sono ostacoli anche giuridici alla sua nascita”.