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Il mea culpa di Bersani: Abbiamo mancato la prova

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Bersani

 

In una lunga intervista concessa al quotidiano L’Unità, l’ex segretario del Pd, Pierluigi Bersani, è uscito dal “mutismo” in cui si era trincerato dal giorno dell’annuncio delle sue dimissioni. “Messi di fronte alla prima vera responsabilità nazionale – ha riconosciuto il democratico – non siamo riusciti a saltare l’asticella. Abbiamo mancato la prova”.

Un “mea culpa” che ha inevitabilmente rimandato alle complicate giornate precedenti alla rielezione di Giorgio Napolitano. “Siamo venuti meno a delle decisioni formali e collettive – ha osservato Bersani – Quando si è trattato di applicare una decisione che avevamo assunto, quella cioè di cercare un presidente largamente condiviso fino a prova contraria (Franco Marini, ndr), la prova contraria che io avevo immaginato potesse provenire dagli altri è invece venuta da noi”. “E quando abbiamo proposto un nostro candidato sul quale era stata presa una decisione entusiasticamente collettiva (Romano Prodi, ndr) – ha proseguito il democratico – abbiamo registrato un colossale inadempimento“. 

Errori imperdonabili, che hanno snudato tensioni antiche e “l’irrompere di rivalse, ritorsioni, protagonismi spiccioli di fronte a un passaggio di enorme portata”. Ma nell’amarcord di Bersani trova spazio anche Beppe Grillo: “La sua idea – ha affermato il democratico – è stata fin dall’inizio quella di tenersi totalmente disimpegnato e cercare di lucrare sulla necessità di una convergenza tra noi e la destra. Lucrare si può per un giorno, un mese, forse anche per un anno, ma se poi si mostra l’impotenza e l’inconcludenza di certe posizioni – ha scandito Bersani – è finita”. 

E sul mancato appoggio alla candidatura “quirinalizia” sponsorizzata dal Movimento 5 Stelle: Rodotà è una figura degnissima – ha riconosciuto l’ex segretario dei democratici – ma è stata strumentalizzata per un’operazione politica finalizzata a creare difficoltà piuttosto che a ricercare soluzioni”. Il fallimento del suo progetto, insomma – sembra essere la conclusione di Bersani – non è da imputare esclusivamente alle ruggini intestine al suo partito, ma anche alla mancata collaborazione dei “grillini”.

Quanto al presente: “Adesso senza tante chiacchiere – ha tagliato corto l’ex numero uno del Pd – dobbiamo sostenere con determinazione Enrico Letta, che si è caricato di un compito pesantissimo e difficile, in una fase nuova, diversa, quella che lui ha chiamato giustamente ‘governo di servizio’“. Ben altra cosa da quel “governo del cambiamento” millantato in campagna elettorale.