I Diari della Crisi – I tagli all’istruzione, l’indignazione 9M e i professori che si reinventano

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:28

Sciopero generale Spagna 9 maggioDa professore di Musica a docente di Spagnolo. La mancanza di fondi da parte del Ministero della Pubblica Istruzione della Spagna sta facendo che tutte quelle materie così dette non di base andranno a scomparire e i professionisti che le impartiscono si vedono obbligati ad adattarsi oppure ad andare via. In questo caso, Pablo Álvarez, con un’esperienza di oltre trenta anni, potrebbe considerarsi fortunato. Invece di essere stato licenziato dato che le sue competenze musicali non servirebbero più, ha dovuto, appunto, adattarsi: “Chissà dove andremo a finire il prossimo anno”. Lui, insieme ad altre decine di migliaia di persone in tutta la Penisola, ha partecipato lo scorso giovedì alle manifestazioni cittadine contro la riforma della legge (la settima in 40 anni di democrazia) sull’istruzione, ovvero la “Ley Wert”, ancora in attesa di essere approvata.

Il progetto di legge si presenterà al Congresso la prossima settimana, pur essendo ampiamente contestato da tutti i settori della popolazione.
Il rifiuto più evidente si è visto il 9M: il secondo sciopero generale della Pubblica Istruzione. Però stavolta è stato diverso dal precedente, non solo perché viene convocato da tutti i settori che hanno a che vedere con la scuola pubblica (genitori, alunni e professori), ma perché si sono raggiunte delle cifre da record con una partecipazione del 90% degli alunni e il 72% dei docenti. Dagli asili per bambini all’Università. Da Nord a Sud i centri scolastici sono rimasti chiusi durante tutta la giornata. “È solo l’inizio. Se continuano a portarla avanti manifesteremo ancora”, dicevano dalla Piattaforma per la Difesa della Scuola Pubblica.

Questa legge, che risponde anche all’acronimo Lomce, (Legge organica per il miglioramento della qualità educativa), pur essendo di una notevole complessità potrebbe riassumersi in due punti chiave. Da una parte, si presenta come un programma low-cost. Cioè divide e seleziona gli studenti più bravi e più qualificati per lo studio attraverso prove continue lungo il percorso formativo dell’alunno. Se l’allievo riesce a passarle potrà continuare a studiare, se invece venisse bocciato, a seconda della tappa formativa in cui si trova a dover lasciare gli studi o a non essere considerato promosso, o comunque idoneo. Mentre dall’altra parte si vedranno favoriti i centri privati, oppure concertati in cui gli alunni sono divisi per sesso. Inoltre si fa speciale riferimento al rafforzamento dello spagnolo in Catalunya, nonchè la religione che potrebbe diventare di nuovo obbligatoria nelle aule anche con un nome diverso.

Tutta una serie do modifiche che non riesce a mettere d’accordo nemmeno lo stesso Parlamento. Dall’opposizione, Rubalcaba, ha dichiarato che si tratta di una legge “contro tutto e contro tutti”. Mentre la Vicepresidenza del Governo ne parla come una riforma imprescindibile, e di somma importanza. Anche se non ha l’appoggio dei cittadini, che al di là dell’esito della votazione della seduta della prossima settimana sono più che indignati a causa dei tagli precedenti: 6.700 milioni di euro dal bilancio statale dal 2010, nonché un calo del personale di oltre sessanta mille professionisti tra i licei e le scuole. L’Università non si salva, anzi, le tasse sono ogni anno più costose e difficili da affrontare senza una borsa di studio. Borse di studio che sono assolutamente in calo, e per quelle che ci sono ancora occorre rispettare dei requisiti, non solo di merito ma anche di reddito. Per non parlare della precarietà dei docenti itineranti, più comuni che mai. E della soppressione dei salari, della chiusura delle scuole nei paesi più piccoli con minore flusso di studenti… e così via.

Con questa situazione non è da stupirsi che una delle partecipanti del 9M abbia detto: “Protesto perché non vorrei vedere come crolla tutto ciò che avevo scelto per mio figlio e perché credo profondamente nella qualità della Pubblica istruzione”.

María Gancedo Pinel