Manifestazione Brescia: Brunetta contro Sel

Brunetta

 

A rubare la scena al Pd è stato ancora una volta il partito di Silvio Berlusconi. I due “partner” di governo hanno trascorso lo scorso sabato in location diverse: i democratici a Roma per l’assemblea nazionale che ha eletto Guglielmo Epifani nuovo segretario e il Pdl a Brescia per la manifestazione organizzata all’indomani della condanna in appello del Cavaliere nel processo Mediaset. Il dibattito politico si è inevitabilmente “polarizzato” sull’appuntamento bresciano, con strascichi e polemiche che stentano a spegnersi del tutto.

A rinfocolarle è  stato Renato Brunetta, che sabato pomeriggio ha più volte percorso la piazza antistante il palco di Brescia attirandosi le ingiurie e i fischi di molti manifestanti. Dietro la “testuggine” delle forze dell’ordine (precettate per proteggerlo), il capogruppo del Pdl alla Camera non ha però mostrato alcun risentimento. Anzi: con le dita della mano a formare la V di vittoria, l’ex ministro ha sfoderato uno smagliante sorriso e tradito grande soddisfazione (“Questa è una piazza fantastica”, andava ripetendo). Salvo poi ricordarsi che a guastare il clima di festa generale sono stati alcuni contestatori, di cui il pidiellino ha fornito un preciso identikit.

“Mi rivolgo a voi, presidenti Boldrini e Vendolacome autorità istituzionali e nello stesso tempo massime figure politiche di Sel – ha dichiarato ieri Brunetta – A Brescia, i teppisti che hanno cercato di impedire in piazza la libertà di manifestazione politica del Pdl erano radunati intorno a numerose bandiere rosse di Sel, come documentato dalle immagini televisive”.  “O quelle bandiere erano state rubate – ha continuato il capogruppo del Pdl – oppure quei drappi erano legittimamente sventolati da militanti del vostro partito. In questo caso – ha osservato l’ex ministro della Pa – è grave e pericoloso il protrarsi del silenzio della terza autorità della Repubblica e del presidente di una Regione”.

Di più: “Non può durare un secondo di più la vostra afasia, che equivarrebbe ad un osceno giustificazionismo della violenza politica e configurerebbe l’apologia di reato – ha rincarato Brunetta – In un clima sociale teso, una parola chiara di condanna e di sconfessione della criminale intolleranza, praticata sotto la copertura politica delle vostre bandiere, è un atto necessario. In caso contrario – ha tagliato corto il pidiellino – è inevitabile pretendere le vostre dimissioni“.

Il coriaceo je accuse di Brunetta ha spinto l’ufficio stampa di Sel a replicare con una punta di ironia: “L’onorevole Brunetta, uomo dalle parole ‘pacate e misurate’ – hanno scritto su twitter – può stare tranquillo e non strumentalizzi: non troverà mai Sel a fianco dei violenti. Pensi piuttosto alle minacce deliranti del suo capo nei confronti della magistratura della Repubblica italiana”.