Nek e il suo personalissimo cammino di fede

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Un primo piano di NekOspite a Verissimo, il cantante Nek ha parlato della fede ed ha affermato di averla ritrovata dopo la morte di suo padre. Intervistato da Silvia Toffanin ha raccontato: “Io sto facendo un cammino di fede. Mi reputo un osservatore, come tanti hanno fatto mi sono interrogato sul mondo attuale e cerco di restituire quello che vedo alle persone che ascoltano la mia musica. In realtà è una spinta alla riflessione per chi la vuole accettare. Ho scritto il brano ‘Hey Dio‘ nel momento in cui l’Italia è stata attraversata da una crisi di valori, oltre che economica. Ci facciamo tante domande, ma la risposta è una sola. Se ci apprezziamo di più e credessimo nell’altro il mondo andrebbe in modo diverso. E questo non lo dico io, ma qualcuno duemila anni fa aveva lanciato l’input”.

Il cantante continua a spiegare: “Questo cammino di fede fa parte di me stesso ormai. Credere in Dio è una delle mie passioni, come chi può avere la passione per il buddismo. Io non ho vergogna a manifestarlo. Perchè dovrei aver vergogna a manifestare qualcosa che mi fa star bene? La fede mi è stata vicino nel momento in cui mio padre è mancato. Mi piace poterlo trasferire agli altri questo”. Infatti la scomparsa del padre, è il motivo che ha portato Nek ad avere fede e riflettere: “E’ il caso di dirlo. Ho dato a Cesare, così si chiamava, quello che è di Cesare. Già quando stava poco bene diceva ‘Metterai prima o poi il cognome di famiglia su un disco’. Della serie, non puoi chiamarti Nek tutta la vita. L’album, oltre ad avere questa motivazione così profonda, l’ho intitolato Filippo Neviani, come mi chiamo io all’anagrafe, perchè è anche il disco più personale mio. E’ un bel modo per sentirmi più me stesso”.

Un cantante nuovo e credente, inoltre ha raccontato anche un episodio della sua vita: “Eravamo in corsia in ospeale, mio padre stava ultimando gli ultimi sei mesi senza mai tornare a casa. Alle persone che hanno un male incurabile manca quella spinta, è difficile tornare alla vita di tutti i giorni, manca quel guizzo. E il guizzo è arrivato con l’ecografia che gli abbiamo portato, quella di mia figlia Beatrice. Lui ha abbracciato mia moglie e aveva capito il messaggio. L’arrivo di mia figlia credo fosse il calcolo di una volontà superiore, in un momento in cui mio padre aveva serie difficoltà morali. Ha avuto la forza di andare avanti un altro anno. La malattia ha avuto la meglio fisicamente, ma lui è riuscito a sopportare questo dolore fisico grazie a Beatrice”. Parla della figlia: “Io con lei sto sull’attenti. Ma a dire il vero a casa sono circondato da femmine, visto che ci sono anche la prima figlia di mia moglie e un cane femmina. Il mio destino è quello di essere l’ultimo della scala gerarchica in casa”.

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