Alfano: Il governo? Un matrimonio nell’interesse del Paese

Alfano e Letta

 

Ci sono gli sposi, c’è il suocero (che alcuni amano e altri detestano) e ci sono i progetti per il futuro. Nell’intervista concessa ieri al Corriere della Sera, il vicepremier Angelino Alfano, interpellato sul governo di cui è anche ministro dell’Interno, ha scelto di ricorrere alla metafora dello sposalizio.

“È un matrimonio d’interesse – ha spiegato – ma la cosa bella è che l’interesse non è quello degli sposi, delle parti, ma quello del Paese. Finché i coniugi avranno la percezione di fare l’interesse del Paese, e il Paese condividerà questa percezione – ha continuato Alfano – allora il governo andrà avanti. Per questo occorre tenere al centro la questione economica, che è la ragione più profonda dell’accordo”.

E sul ruolo (assai chiacchierato) del metaforico “suocero” Silvio Berlusconi, che starebbe condizionando in maniera vistosa le scelte del governo Letta: “La battaglia nostra al governo è la battaglia per fare uscire l’Italia dalla crisi – ha risposto il segretario del Pdl – E il governo nasce per la tenace volontà di Silvio Berlusconi di farlo nascere. Quindi nasce grazie a Berlusconi, non nonostante Berlusconi. Altro che suocero!”. Come dire che, essendo stato il Cavaliere a spingere per il matrimonio, il minimo che si possa fare è riconoscergliene il merito.

E sui progetti di vita insieme? Non bisogna farsi illusioni, ma neanche bisogna deprimersi – ha affermato il cauto Alfano – Piedi per terra e sguardo rivolto al futuro: non dobbiamo aumentare l’Iva, dobbiamo detassare l’assunzione dei giovani per incentivare gli imprenditori a fare occupazione, semplificare la burocrazia, riaffermare che essere proprietari di una casa non è una colpa. Lo scopo che realmente sorregge tutto – ha rimarcato il vice di Enrico Letta – è tirare fuori l’Italia dalla crisi economica”.

Meglio fermarsi qui perché inoltrarsi in discussioni su argomenti più “divisivi” (come la giustizia) rischierebbe di mettere in crisi il matrimonio, a poche settimane dal fatidico sì: “Adesso si potrà fare solamente ciò che il centrodestra e il centrosinistra sono capaci di condividere – ha riconosciuto Alfano – Per fare ciò che ciascuna parte vorrebbe fare, occorrerà attendere le prossime elezioni”. Ovvero l’inevitabile separazione.