NN con Valentina Vignali, tra pallacanestro, anoressia e le papere starnazzanti di Uomini e Donne

VVV. Viola Valentina Vignali. E’ una giovane ragazza (appena 21enne) di cui in futuro sentiremo parlare parecchio: sicuramente bella (anche se, dice di sé, che ve n’è migliaia di più belle; beata l’umiltà); sicuramente pensante (e, in tal senso, non risparmia qualche staffilata al mondo di Uomini e Donne); sicuramente sportiva (nasce giocatrice di basket, per poi divenire conduttrice di ‘Sottocanestro’, programma in onda su La7 interamente dedicato alla pallacanestro).

Ma prima di sentirne parlare in futuro, l’abbiamo sentita parlare noi, ed è stata una bella scoperta: tra passato, presente e futuro, Valentina si è rivelata una persona assolutamente gradevole e determinata, con le idee chiare sul futuro. Un futuro che le si preannuncia (e le auguriamo) roseo, tra impegni televisivi, impegni in passerella e impegni sul rettangolo di gioco.

Valentina Vignali: modella, presentatrice tv e giocatrice di basket. Qual è il ruolo in cui più ti trovi a tuo agio?

Mi trovo maggiormente a mio agio a giocare a Basket perché c’ho una indole un po’ mascolina. Sicuramente nelle varie componenti di una persona c’è tanto della mascolinità quanto della femminilità ed io esprimo la mia femminilità nei panni della modella, che è un lavoro più femminile, più “da vanitosa” (sempre a farsi fotografare, sempre sotto i riflettori) però devo dire che mi sento più a mio agio giocando a pallacanestro.

A tal proposito – circa la pallacanestro – quali pensi possano essere gli sviluppi della tua carriera?

Ho fatto una scelta anni fa quando giocavo a Cervia ed ero in A2: mi si era aperto il bivio tra sport e moda, ed ho optato per il mondo dello spettacolo più per una questione economica. Mi piace essere indipendente e se avessi giocato a pallacanestro ad alti livelli (perché comunque non ho smesso), i soldi sono pochi e sarebbe stato maggiormente complicato mantenermi da sola. Io mi ricordo che quando ero a Cervia in A2 le ragazze dovevano andare a lavorare e poi di sera venivano ad allenarsi: credo sia esemplificativo del fatto che col basket non ci campi. Poi ovviamente dipende dalle squadre e può esserci qualche eccezione: se giochi in A1, se sei una straniera, ma in linea generale è così.

Nel tuo caso, però, non pensi di poter sfruttare i riflettori che c’hai addosso per ottenere qualche ingaggio in serie maggiori?

Attualmente mi trovo a giocare in serie C (dopo aver iniziato la stagione in B) e mi sento un po’ fuori categoria: è tutto molto più blando, molto più semplice; io sono abituata a ritmi decisamente più pesanti, essendo abituata sin da bambina a fare sport. Io comunque mi diverto ed è questo l’importante. Non credo comunque che per salire di serie possa sfruttare popolarità o conoscenze: è fondamentale impegnartsi e allenarsi duramente.

Comunque pensavo che – non essendo il movimento del basket femminile in Italia così in auge – potessi portare una maggiore visibilità; io, fossi presidente di una squadra di basket, penserei ad ingaggiarti…

Mi è stato fatto questo discorso, di andare a giocare in una squadra per aumentarne la visibilità o per trovare uno sponsor. Ma alla fine non ho mai avuto occasione di concludere un accordo del genere: ho trovato semplicemente una squadra tranquilla che mi permettesse di lavorare, dato che per l’appunto in serie C l’impegno è molto più blando, e basta.

Allontanandoci dal baket, una parentesi brevissima legata alla tua esperienza a Uomini e Donne: che ricordo ti ha lasciato?

Ho fatto più o meno due mesi.. un disastro. Ti dico la verità: io non ho mai guardato il programma e non l’ho mai apprezzato particolarmente (sentimento per altro da me condiviso, ndr). Un giorno viene da me un agente che conosco bene che mi parla di questi casting per Uomini e Donne: “ti diverti, ti fai due risate, conosci persone nuove…”. Poi, da lavoro nasce lavoro, e magari anche da questa esperienza potevo avere un ritorno tanto in termini di visibilità quanto – per fare un esempio – della possibilità di fare le serate. Quindi – sia pur titubante – mi sono fatta convincere e mi sono trovata là: un ambiente orrendo. Se dalla televisione le tipe possono sembrare delle papere starnazzanti, dal vivo lo sono veramente. Ho anche litigato con Teresanna. Dopo un po’ che ero lì ho pensato: “Se continuo a stare qui finisce a pizze in faccia” e a un certo punto non mi sono più presentata e basta. Io sono dell’idea che comunque le cose bisogna provarle: dopo averlo provato posso confermare che Uomini e Donne non fa per me.

Andando alla tua ultima esperienza televisiva: fai parte dello staff di “Sottocanestro”; quanto ti ha aiutato la bellezza ad ottenere questo lavoro e quanto la competenza?

Io sono arrivata a settembre a Roma semplicemente perché volevo cambiare aria e volevo trasferirmi altrove. Dopo una settimana, mi arriva una telefonata da un dirigente della FIP, mio conoscente, che mi dice dell’interesse di Ugo Francicanava che mi aveva vista l’anno precedente ad un evento tre contro tre. Sono andato a parlare con lui in redazione e mi hanno presa. Ma non mi hanno preso per la bellezza, anche perché ce ne sono migliaia di ragazze più belle di me, ma perché serviva una ragazza che fosse sì una bella ragazza ma che soprattutto ne capisse di pallacanestro: nel format della trasmissione ci sono parecchi momenti in cui si simulano azioni di gioco, chi gliel’avrebbe potuto fare se non una cestista? Per altro gioco da quando ho 8 anni, qualcosa di basket ne so.

Tornando alla tua biografia, una delle cose che maggiormente colpisce è che ti dichiari contro l’anoressia e consigli alle tue ultramagre colleghe di giocare a basket piuttosto che non mangiare: quali consigli potresti dare alle giovani che – come te – si vorrebbero avvicinare al mondo della moda e dello spettacolo?

Quando avevo 15-16 anni, ed ero un po’ più debole e insicura, ho sofferto molto a sentire gente che diceva cose come “più sei magra più lavori”. Io all’inizio sono stata male per questo: sono tstata sempre una taglia 42 e kilo più kilo meno è sempre stata questa forma. Poi ho sempre fatto sport e quindi ho un fisico tonico, e il tono muscolare comunque occupa spazio. Se non avessi un’educazione alimentare che mi ha dato la pallacanestro – perché se ti alleni devi mangiare in un certo modo e devi avere forza per giocare – e una famiglia dietro che mi è sempre stata vicina – con mia madre che mi accompagnava ai casting quand’ero più piccola – sarebbe potuto succedere che in un attimo inizi a non mangiare, a farti le piste, e ammalarti. Queste due cose, assieme al mio carattere forte che mi porta a far tutto di testa, mi hanno assolutamente aiutato. Per questo dico sempre: fate sport, qualunque esso sia. Anche perché fa bene alla mente e al corpo: per altro per chi piace mangiare è una cosa buona perché consente di concedersi qualcosa in più e inoltre – specie nello sport di squadra – ti consente di vivere esperienze che viceversa non vivresti.

Per concludere: progetti per il futuro, quale dei diversi settori nei quali operi privilegerai?

Non so se l’anno prossimo il programma si farà perché La7 sta vendendo i diritti e non so se passeranno a Sky, per esempio. Io spero che la trasmissione si faccia di nuovo, anche su Sky, magari ad un orario un po’ più decente perché attualmente è la sera tardi di venerdì e sarebbe meglio piazzarlo in un orario più umano. Per me è già un grandissimo traguardo avere una trasmissione praticamente tutta mia a 21 anni: in futuro se mi capitasse di condurre un programma “made by me”, sportivo o comico che sia, mi piacerebbe tanto.