Lavoro: i dieci profili professionali più ricercati nel 2013

Un’interessante indagine condotta dalla Manpower Group rivela i dieci profili professionali più ricercati nel primo trimestre del 2013 e mette in evidenza come, soprattutto in tempo di crisi, formazione e specializzazione siano condizioni necessarie e indispensabili per trovare un lavoro. Il focus è sulla questione del Talent Shortage (la penuria di talenti), che fa emergere la difficoltà da parte delle aziende, a livello mondiale, di reperire personale qualificato. L’inchiesta di ManpowerGroup è stata condotta in 42 Paesi coinvolgendo più di 40.000 aziende. E i risultati sono sbalorditivi: in un periodo caratterizzato da forte difficoltà economiche, aumento della disoccupazione e mancanza di posti di lavoro in quasi tutti i settori, le aziende devono fronteggiare il problema di sopperire alla mancanza di alcuni profili professionali che sembrano essere introvabili.

Al primo posto della classifica dei più ricercati, troviamo i commerciali e gli esperti nella vendita. Figure professionali oggi più che mai indispensabili per affrontare la crisi, necessarie per l’esplorazione di nuovi mercati sui quali incrementare il potenziale di vendita delle aziende. Sviluppare le giuste strategie di crescita, fronteggiare la competitività a livello internazionale, lanciare nuove idee per affrontare incertezza e recessione, sono le competenze più richieste a questi professionisti. Seguono nel decalogo delle professioni più ricercate, gli esperti in ambito amministrativo e di back office (tra cui segretarie e assistenti di direzione), i nuovi professionisti del web (Information Technology), tecnici specializzati, contabili ed esperti di finanza. Una difficile reperibilità si evidenzia anche per quelle figure che si potrebbero definire “tradizionali” ma che per funzionare necessitano dell’acquisizione di competenze trasversali e dell’adeguamento ad un mondo del lavoro sempre più tecnologico e multimediale: ingegneri, autisti nonché operatori di macchine automatiche.

Il decimo posto in classifica è riservato ai professionisti del procurement, figure cardine dedite all’approvvigionamento e all’acquisto di beni da fonti esterne per conto dell’azienda, abili ed oculati nella gestione del budget di spesa, finalizzata all’abbattimento dei costi e al conseguente aumento dei profitti. Nel caso specifico, per quanto concerne l’Italia, si registra un leggero aumento di reperibilità rispetto a quanto riscontrato nel 2012 (ma evidentemente legato ad un aumento di disponibilità di risorse umane, visto l’incremento della disoccupazione) ma anche un crescente innalzamento dei livelli di aspettativa da parte dei selezionatori del personale.

Le carenze maggiori, denunciano i recruiter, riguardano la mancanza di competenza tecnica specifica del ruolo, non sufficiente esperienza e assenza di competenze trasversali. Con conseguenti ed evidenti ripercussioni negative sull’andamento degli affari in azienda. Per fronteggiare il problema del Talent Shortage, le aziende sperimentano differenti soluzioni. Come risulta dall’indagine della ManpowerGroup, a parte un 29% ancora incerto sul da farsi, il 44% delle aziende opta per un potenziamento delle politiche di gestione delle risorse umane e, nella fattispecie, formazione prima di tutto, sviluppo del potenziale e adeguate politiche di retribuzione. Il 22% dei responsabili d’azienda preferiscono invece continuare l’analisi degli attuali modelli lavorativi, monitorando i giovani talenti, ridistribuendo i carichi di lavoro e permettendo maggiore flessibilità sull’organizzazione del lavoro (ad esempio con il lavoro virtuale). Il restante 19% concentra la propria attenzione sul talent sourcing, la ricerca di bacini di reclutamento alternativi, ad esempio anziani, donne o professionisti di altre aree geografiche.

Oppure brillanti universitari. Non ancora maturi dal punto di vista lavorativo e formativo ma professionisti del futuro e dall’elevato potenziale manageriale.