Renzi incalza Epifani: Prima le regole, poi dirò se mi candido

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:25

Intervento di Matteo Renzi alla Repubblica delle idee

 

Ospite della giornata conclusiva de “La Repubblica delle idee”, il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha dato ieri conferma delle sue capacità comunicative. Intervistato dal vicedirettore di Repubblica, Massimo Giannini, e dal giornalista Claudio Tito, l’ex “rottamatore” del Pd ha passato in rassegna tutti i punti nodali della questione politica italiana, infarcendo di slogan e “battutine” il suo intervento.

Particolarmente efficace il messaggio che ha inoltrato all’attuale “traghettatore” del suo partito, Guglielmo Epifani“Caro Epifani – ha esordito Renzi – tu devi fissare la data del congresso. Il 7 novembre del 2013 dobbiamo avere la data di un congresso nuovo. Epifani può decidere se fare le primarie aperte o il 27 ottobre o il 3 novembre. Poi – ha spiegato il democratico – noi decideremo se ci saremo. Stavolta non mi faccio fregare: prima facciano le regole, poi decidiamo se parteciperemo”. Il riferimento è alle ultime “primarie” organizzate dal Pd (quelle in cui Bersani ha avuto la meglio su Renzi) per le quali sono state cambiate alcune regole che – è la convinzione del fiorentino – hanno favorito la vittoria dell’ex segretario.

E sul suo rapporto “chiacchierato” con il premier Enrico Letta“Usciamo dai personalismi – ha affermato Renzi – il tema più grande è l’ambizione del Paese, non la mia. Se Letta cambia l’Italia, io sto con lui”. Di più: “Sono amico personale di Letta e lo stimo – ha aggiunto il sindaco di Firenze – Lo ritengo una persona di grande competenza e sono solidale con lui: deve governare con Brunetta e Schifani, io gli sono vicino. Io non avrei il suo equilibrio, non sarei capace – ha ammesso l’ex rottamatore – Letta è proprio bravo“. 

Per quanto il giudizio sull’operato del governo guidato dall'”amico” non sia sempre benevolo: Vedo fortissimo il rischio della ‘commissionite’ – ha ironizzato Renzi – C’è bisogno di una commissione per capire che ci vuole una riforma elettorale?“. Inevitabile anche un passaggio su Silvio Berlusconi e sulla proposta (molto discussa) di votare la sua ineleggibilità in commissione parlamentare: “Io non la voterei per un motivo molto semplice – ha spiegato il primo cittadino di Firenze – sono 19 anni che viene eletto,  dovevamo farlo allora. Non è che ora che ti batte ti inventi il giochino per tenerlo fuori dal Parlamento. Noi vinceremo quando vinceremo le elezioni – ha sottolineato Renzi – non perché teniamo fuori gli altri”. 

“C’è bisogno che il Pd dia un messaggio di speranza e non di rassegnazione – ha affermato in un altro passaggio il democratico – Io sogno una sinistra che anziché parlare male di Berlusconi, parli bene del Paese e del futuro dei nostri figli”. “Nel mio modo di vedere – ha proseguito Renzi – il Pd è il partito democratico dei fratelli Kennedy, che venivano da una città chiamata Hope”. “Rivendico il diritto dei cittadini di poter cambiare idea – ha rimarcato sul finale il sindaco di Firenze – Se uno ha votato la Lega ed è deluso, portiamolo con noi e si vince. Se lo lasciamo di là si perde”.

 

 

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