Epifani-Bindi: democratici divisi (anche) sulla condanna a Berlusconi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:16

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Della sostanziale cautela tradita dal Pd alla notizia della condanna in primo grado di Silvio Berlusconi nel processo Ruby, abbiamo parlato ieri. Ma la faccenda, come spesso capita, tra i democratici si è subito complicata. Il segretario Guglielmo Epifani, invitato ieri dai cronisti a fornire un commento più circostanziato, ha ribadito di voler tenere distinti i problemi giudiziari del Cavaliere dalla tenuta del governo. Affermazioni che non hanno affatto convinto l’ex presidente dei democratici, Rosy Bindi.

“Si tratta di una sentenza in qualche modo attesa, ma nel momento in cui si è dato vita a un governo di servizio al Paese, è evidente che si devono tenere distinte le questioni giudiziarie di Silvio Berlusconi dai problemi del Paese”. E’ quanto ha dichiarato ieri il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, incalzato dai giornalisti sulla condanna inferta dai giudici di Milano all’imputato “eccellente” Silvio Berlusconi. “Io penso che, dal momento che la crisi non si sta affatto risolvendo, ma anzi forse si sta aggravando – ha continuato il leader dei democratici – sarebbe da irresponsabili far saltare l’azione di governo in ragione di questi problemi giudiziari”.

Una lettura che non sembra trovare riscontro nell’analisi che Rosy Bindi ha affidato ieri a un post pubblicato sul sito democraticidavvero, dal significativo titolo “Fino a quando?”. “C’è chi chiede di distinguere tra questione giudiziaria e questione politica, per mettere al riparo il già faticoso cammino del governo Letta – ha osservato la Bindi – Ma proprio per distinguere i due piani sarebbe bene, da un lato, non delegittimare la sentenza delle tre donne giudici e, dall’altro, aprire un confronto politico serio sulla maggioranza che sostiene il governo”.

“Il Pd, che nel rispetto delle regole e nel principio di legalità ha un tratto identitario – ha evidenziato la democratica – può stare in maggioranza con un partito guidato da un leader che ha già accumulato diverse gravissime condanne, che pretende l’impunità in nome della legittimazione elettorale e non perde occasione per attaccare la magistratura?”.

 

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