F-35, Il Consiglio Supremo di Difesa gela il Parlamento: Non può porre veti

F-35-Lightning-II-Joint-Strike-Fighter

 

Seduta intorno al tavolo convocato ieri al Quirinale, c’era una nutrita delegazione del governo. E l’Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli e il Generale Rolando Mosca Moschini, convocati da Giorgio Napolitano per una riunione del Consiglio Supremo di Difesa.

A conclusione del vertice (al quale ha partecipato una sola donna, il ministro degli Esteri, Emma Bonino), il Quirinale ha diramato una lunga nota che ha subito infiammato il dibattito politico. Nel rimarcare l’intenzione a onorare gli impegni già assunti (a livello internazionale) in materia di armamenti e di partecipazione a missioni militari, il comunicato si è intrattenuto su un punto particolarmente delicato, sul quale il Parlamento aveva recentemente deliberato

“Sui programmi di ammodernamento delle Forze Armate – si legge nella nota – fermo restando che, nel quadro di un rapporto fiduciario che non può che essere fondato sul riconoscimento dei rispettivi distinti ruoli, tale facoltà del Parlamento non può tradursi in un diritto di veto su decisioni operative e provvedimenti tecnici che, per loro natura, rientrano tra le responsabilità costituzionali dell’esecutivo“.

Inevitabile tornare con la mente alla mozione discussa lo scorso 26 giugno alla Camera sui caccia-bombardieri F-35. Il messaggio veicolato ieri dal Consiglio Supremo della Difesa sembra inequivocabile: sull’acquisto di eventuali nuovi velivoli, il Parlamento non potrà porre alcun veto (come, invece, ipotizzato in Aula) e dovrà rimettersi alle decisioni prese dal governo. Una vera e propria “doccia fredda” per i tanti parlamentari che guardano con fastidio al programma di acquisto degli F-35.

A esprimere soddisfazione è stato, invece, il presidente della commissione Difesa alla Camera, Elio Vito“Il rispetto dei ruoli tra organi dello Stato – ha commentato il pidiellino – consente al Parlamento il pieno esercizio delle sue prerogative, senza tuttavia alcuna attribuzione di diritti di veto su decisioni operative e tecniche che rientrano tra le responsabilità costituzionali del governo”.

Di tutt’altro avviso il capogruppo del M5S alla Camera, Riccardo Nuti: “L”intervento del Consiglio Supremo di Difesa – ha dichiarato – è l’ennesima prova che il Parlamento viene concepito come ratificatore di provvedimenti del governo. E’ sconvolgente che Napolitano avalli questo ennesimo schiaffo – ha rincarato il “pentastellato” – Ci aspettiamo che, come presidente del Consiglio di Difesa, faccia chiarezza”.

A parlare di falso problema è stato, invece, Gennaro Migliore, capogruppo di Sel alla Camera: “Non c’era nessuna sospensione del programma di acquisto degli F35 nella mozione approvata alla Camera, a differenza di quanto sostenuto dalla maggioranza – ha chiarito – Secondo quanto ribadito oggi dal Consiglio Supremo di Difesa, e già sostenuto da Sel durante le votazioni delle mozioni alla Camera, la legge 244/2012 non è vincolante e, contrariamente a quanto affermato dalla maggioranza – ha ribadito Migliore – non trasforma la facoltà di indirizzo del Parlamento in diritto di veto sulle decisioni dell’esecutivo in merito alla qualità e la quantità degli armamenti”.

“Con la nostra mozione – ha continuato il “vendoliano” – il Parlamento avrebbe sospeso in via definitiva l’acquisizione degli F35. Ci auguriamo che al Senato venga approvata la mozione presentata da Sel, o quella analoga del senatore Pd Casson, per porre, una volta per tutte, la parola fine alla partecipazione dell’Italia al programma degli F35 e per utilizzare le risorse, stimate in circa 14 miliardi ha concluso il deputato di Sel – ad un programma straordinario di investimenti pubblici”. 

E nel Pd? La nota diramata ieri dal Quirinale ha fornito l’ennesimo pretesto per una spaccatura interna. “Si tratta di un fatto di estrema gravità, rispetto al quale il presidente della Repubblica e, soprattutto, la presidente della Camera dovrebbero riaffermare la sovranità del Parlamento. Immediatamente”, ha commentato dal suo blog, il “dissidente” Pippo Civati. Mentre il “dalemiano” Nicola Latorre ha sostanzialmente plaudito alla decisione formalizzata ieri dal Consiglio Supremo della Difesa: Un Paese industriale moderno come il nostro – ha osservato – deve riqualificare il sistema della Difesa, non smontarlo. E la sua riorganizzazione deve avvenire sempre nel pieno rispetto del Parlamento”.

“In questo senso – ha spiegato il democratico – il Consiglio Supremo di Difesa oggi ha fornito un contributo importante alla discussione in atto, legittimando lo spirito della legge 244 senza contraddire, come è stato impropriamente osservato, le decisioni contenute nella mozione di maggioranza appena approvata alla Camera e rispettando tutto il dibattito parlamentare svoltosi sul tema”. “Il Consiglio – ha continuato Latorre – ha sottolineato l’esigenza di rimanere sempre nel quadro di un rapporto fiduciario fondato sul riconoscimento dei rispettivi distinti ruoli degli organi dello Stato. Ogni altra polemica – ha tagliato corto – è pretestuosa“.