Pd: Renzi contro tutti o tutti contro Renzi?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:30

Matteo Renzi

 

Il clima è quanto mai rovente e rimanda ai toni della campagna elettorale per le primarie di centrosinistra, quelle in cui Pierluigi Bersani ebbe alla fine la meglio su Matteo Renzi. Oggi come allora, il sindaco di Firenze non si risparmia ed elargisce commenti ed analisi non sempre benevoli nei confronti del suo partito. Un isolamento – quello dell’ex “rottamatore” – che per molti è pura strategia (vedi Massimo D’Alema) e per altri, invece, semplice auto-difesa.

Sia come sia, il primo cittadino di Firenze non le manda a dire e incalza i dirigenti del suo partito con “stoccate” che guadagnano puntualmente le prime pagine dei giornali. Ne scaturisce l’immagine di un Pd (fisiologicamente malfermo) irrimediabilmente sedotto dal “correntismo”, di cui Renzi sembra essere l’ultima vittima sacrificale, prescelta da quasi tutti i colleghi di partito. Ma è davvero così?

Intercettato ieri a Pesaro, l’ex “rottamatore” è tornato a “punzecchiare”. Sogno un governo che faccia contenti gli italiani, oltre che Brunetta e Schifani”, ha detto. E sulla sua candidatura alla segreteria del Pd: “Deciderò cosa fare quando il segretario Epifani dirà quali sono le regole – ha messo in chiaro Renzi – perché se sono primarie aperte è un film, se sono solo per gli iscritti è un altro film”.

“Se non prendi i voti dei delusi del centrodestra – è tornato ad affermare il giovane democratico – succede che perdi le elezioni e poi ti tocca prendere i voti di Brunetta e Schifani. Io – ha rimarcato l’ex “rottamatore” – preferisco prendere i voti dei delusi del centrodestra alle elezioni”. Quanto alla possibilità, prospettata qualche giorno fa da Dario Franceschini, di incontrare il segretario Guglielmo Epifani“Io non vivo a Roma, sto a Firenze e faccio il sindaco – ha dichiarato Renzi – Al segretario del mio partito non ho da dirgli niente. Lo ascolto volentieri, ma non ho da dargli noia. Non voglio rompergli le scatole”.

Lui ha un compito – ha piuttosto ricordato il sindaco di Firenze – di convocare il congresso e lo statuto del Pd prevede che sia convocato entro il 7 novembre. Le regole ci sono già, vogliono cambiarle? – ha chiesto Renzi – Bene, hanno bisogno di fare un’assemblea, di cui io non faccio parte, la facciano e se hanno la maggioranza cambino le regole. Ma lo facciano entro il 7 novembre“.

Toni ultimativi che, sommati al “grande rifiuto” di incontrare il segretario, potrebbero far pensare a una “spaccatura” ormai inevitabile. Non è quello che pensa (o almeno dichiara in pubblico) Epifani:Non c’è nessun rischio per la tenuta unitaria del Pd – ha assicurato il “traghettatore” dei democratici – Ho trovato esagerati molti titoli e molti commenti sui giornali. C’è una discussione interna perché siamo un partito vero, non personale, e nei partiti non personali – ha spiegato Epifani – c’è una discussione trasparente, alla luce del sole”. O per meglio dire: un serrato “botta e risposta” tra colleghi che scombussola sempre più l’elettorato. Che continua a chiedersi (senza venirne a capo): ma è Renzi che ce l’ha con tutti o sono gli altri che ce l’hanno con lui?