Pd contro Pd: il caso Mediaset fa implodere il partito di Epifani

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:30

Speranza e Zanda

 

Gli “sconquassi” causati dalla notizia che la Cassazione deciderà sulle sorti di Silvio Berlusconi il prossimo 30 luglio (salvo rinvii) hanno assunto ieri dimensioni inimmaginabili. Non tanto nel Pdl quanto nel Pd. Il partito “traghettato” da Guglielmo Epifani naviga in acque agitatissime da quando – due giorni fa – ha acconsentito alla sospensione dei lavori parlamentari richiesta dai berluscones.

Le critiche sono arrivate copiose e molti (anche tra i militanti) hanno puntato il dito contro la “cedevolezza” palesata nelle Aule. Da qui la reazione di 70 senatori del Pd, che hanno vergato una nota in cui hanno rivendicato la bontà della loro scelta. “La distanza tra quanto comunicato in queste ore e ciò che davvero è accaduto e sta accadendo nelle aule parlamentari è davvero paradossale – hanno scritto – Appare in gran parte incomprensibile l’occasione che sta perdendo il Pd di spiegare e valorizzare le scelte, certo faticose e non facili, dei suoi parlamentari”.

“Siamo concordi nel giudizio critico sugli eventi di ieri – hanno proseguito i 70 senatori del Pd – la drammatizzazione di vicende giudiziarie del leader di un partito, il Pdl, con toni e modalità che nessuno di noi ha condiviso. Piacerebbe, però, vedere uno scatto d’orgoglio da parte del Pd e che fossero comunicate meglio le nostre buone ragioni al Paese. A cominciare – hanno precisato – dalla fatica e dalla responsabilità nel sostenere un governo chiamato a realizzare riforme a fronte di una crisi gravissima”.

A firmare il documento esponenti riconducibili alle “correnti” più diverse: dal “veltroniano” Giorgio Tonini al “giovane turco” Francesco Verducci, passando per il “bersaniano” Miguel Gotor. Ma la votazione di due giorni fa ha generato attriti anche tra i deputati del Pd, tredici dei quali hanno ieri scritto una lettera al segretario, Guglielmo Epifani, e al capogruppo Roberto Speranza invitandoli a intervenire e a fare chiarezza. Di fronte ai veri e propri insulti rivolti da colleghi Pd ad altri deputati del gruppo – hanno esordito – crediamo che sia opportuna una valutazione da parte vostra sulla vicenda, per capire se non siano stati superati i confini minimi della correttezza e della decenza”.

“Le agenzie di stampa hanno riportato l’epiteto, non smentito, di ‘sciacalli’ – hanno denunciato i 13 parlamentari – rivolto da un collega del Pd (sembrerebbe Orfini, ndr) ad altri deputati democratici (tra cui Gentiloni, ndr) semplicemente perché hanno effettuato una scelta diversa dalla sua nella votazione sulla richiesta di sospensione dei lavori parlamentari, in una situazione che ha alimentato dubbi e incertezze e che – hanno sottolineato i 13 deputati – ha scatenato la protesta e l’incomprensione dei nostri elettori”.

Una situazione apparentemente ingestibile, alla quale i capigruppo alla Camera e al Senato, Roberto Speranza e Luigi Zanda, hanno tentato di porre un argine con una lettera indirizzata ai circoli e agli iscritti del Pd. “Molte bugie e falsità si stanno diffondendo su ciò che è stato deciso ed è accaduto ieri (due giorni fa, ndr) – hanno scritto – Far passare questa decisione (quella di aver concesso la sospensione dei lavori parlamentari, ndr) come un piegarsi del Pd alla volontà del Pdl di protestare contro le decisioni della Cassazione è contro la verità”.

“E’ una speculazione politica e una provocazione che si lancia in un momento particolarmente difficile della vita del Paese”, hanno rimarcato i due capigruppo. “Il Pd ha una posizione chiara: non si possono mischiare le vicende giudiziarie personali con la vita del governo – hanno spiegato Speranza e Zanda – Su queste posizioni non vi possono essere dubbi, cosi come non ve ne devono essere sulla fermezza del partito: noi abbiamo deciso di sostenere il governo di servizio, l’unico possibile dopo che Grillo e il Movimento 5 Stelle –  hanno affondato sul finale i due democratici – hanno deciso di non utilizzare il consenso popolare ottenuto per un governo diverso”.