Da ineleggibile a incompatibile: il Pd mostra al Cav la via d’uscita?

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Mucchetti

 

Non c’è niente da fare: la figura di Silvio Berlusconi ha segnato al tal punto la vita del nostro Paese che qualsiasi argomento venga affrontato (in sede parlamentare, ma non solo) viene inevitabilmente relazionato alla sua vicenda personale. L’ultima diatriba riguarda un disegno di legge presentato, tra gli altri, dai democratici Massimo Mucchetti e Luigi Zanda, in cui si cerca di risolvere l’annoso problema del conflitto d’interessi sostituendo alla condizione di “ineleggibilità” quella di “incompatibilità”.

In pratica, il provvedimento proposto dall’ex giornalista del Corriere della Sera prevede che, in caso di conclamato conflitto d’interessi, al parlamentare venga concessa la facoltà di scegliere se proseguire il suo impegno in politica o meno. In caso positivo, avrà un anno di tempo per cedere tutte le azioni – che lo hanno reso “incompatibile” con la carica istituzionale – a soggetti terzi, che nessun vincolo di parentela devono avere con lui.

“Il ddl – ha scritto Mucchetti – prevede che la situazione di conflitto d’interessi di eletti, che siano anche azionisti di controllo, non dia luogo all’immediata decadenza dal mandato parlamentare, ma determini una situazione di incompatibilità. In tal modo – ha spiegato il democratico – si offre ancora la scelta tra il restare parlamentare, rimuovendo in radice la causa di incompatibilità, e il rinunciare al mandato, salvaguardando la propria posizione di azionista”. In sintesi: occorrerà decidere se si preferisce fare il politico o l’azionista.

Le reazioni non sono tardate ad arrivare: “Chiamiamolo pure con  il suo nome: esproprio proletario – ha commentato a caldo il senatore del Pdl, Lucio Malan – Sarebbe più facile e semplice se, a questo punto, scrivessero in una legge che non si può candidare chi si chiama Berlusconi, senza neanche mettere il nome di Silvio, perché così non si potrebbe candidare in politica nessun Berlusconi, nemmeno i figli”.

Di tutt’altro segno le reazioni dei democratici Laura Puppato e Pippo Civati, impensieriti dal fatto che gli elettori possano equivocare il senso del ddl e leggervi il tentativo del Pd di indicare una possibile “via d’uscita” a Silvio Berlusconi. “Se l’intenzione è quella di tentare una forma compromissoria per mantenere inalterati gli equilibri politici nazionali – ha detto la Puppato – allora io metto in guardia: non verrebbe compreso dalla maggior parte dei nostri elettori, per non dire da tutti. Se andassimo artatamente a cambiare le regole dando anche solo l’impressione di farlo con una intenzione ad personam – ha insistito la democratica – questo non ci verrebbe perdonato”.

Marcatamente ironico il commento del “dissidente” Pippo Civati: “Non si sono resi conto – ha affondato ieri su twitter – che questa è la prima dichiarazione del Pd in cui si dice chiaro e tondo che Berlusconi è ineleggibile“. Tranchant anche il tweet del deputato 5 Stelle, Riccardo Fraccaro“Pur di tenersi stretto Berlusconi – ha scritto il “cittadino” – il Pd vuole addirittura cancellare l’ineleggibilità: il ddl Mucchetti-Zanda è un salvagente per il Cavaliere”. Ma a spiccare per sintesi e cattiveria è sicuramente l’intervento che Beppe Grillo ha affidato allo stesso social network: “I fedeli alleati del pdmenoelle – ha “cinguettato” il blogger – più fedeli del cane più affezionato”.