Governo: retromarcia su caso Shalabayeva. Sel e M5S chiedono dimissioni Alfano

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:56

ITALIA REVOCA ESPULSIONE SHALABAYEVA

 

La vicenda che ha coinvolto Alma Shalabayeva e la sua bambina si è trasformata in un vero e proprio “pasticcio” diplomatico. La donna, moglie del dissidente politico del Kazakistan, Mukhtar Ablyazov, ha vissuto fino allo scorso maggio in Italia, in una villetta della periferia di Roma. Fino a un blitz autorizzato, con grande dispiegamento di forze, per il sospetto che Ablyazov (che ha chiesto e ottenuto asilo politico a Londra e da quella città non può dunque allontanarsi) avesse illegalmente raggiunto la sua famiglia in Italia.

Quando le forze dell’ordine verificano che del dissidente kazako non c’è traccia, procedono con gli accertamenti dei documenti di Alma e della figlia i cui passaporti vengono giudicati falsi. Si avviano le procedure di espulsione che avvengono in tempo record: la moglie e la figlia di Ablyazov rientrano in pochi giorni in Kazakistan, esposte al rischio di essere in qualche modo “raggiunte” (leggi danneggiate) dal presidente Nursultan Nazarbayev, nemico numero uno di Ablyazov.

Ma a stretto giro viene verificato che i documenti della Shalabayeva considerati falsi erano in realtà autentici e che, di conseguenza, l’espulsione disposta dalle autorità italiane non doveva essere autorizzata. Di chi è la colpa del grossolano errore? Il governo italiano, “pungolato” anche dalla stampa, ha avviato nei giorni scorsi un’indagine i cui esiti sono stati ufficializzati in una nota. “Risulta inequivocabilmente – si legge – che l’esistenza e l’andamento delle procedure di espulsione non erano state comunicate ai vertici del governo: né al presidente del Consiglio, né al ministro dell’Interno e neanche al ministro degli Affari esteri o al ministro della Giustizia“.

Uno “scaricabarile” che non sembra prefigurare risposte immediate. “Resta grave la mancata informativa al governo sull’intera vicenda, che comunque presentava sin dall’inizio elementi e caratteri non ordinari – continua la nota diramata ieri da Palazzo Chigi – Tale aspetto sarà oggetto di apposita indagine affidata dal ministro dell’Interno al capo della Polizia, al fine di accertare responsabilità connesse alla mancata informativa”.

Quanto ad Alma e alla figlioletta: “Il ministero dell’Interno – si legge ancora nella nota – provvederà ad attivare la revoca del provvedimento di espulsione“. “A seguito della revoca del provvedimento di espulsione, che verrà immediatamente resa nota alle autorità kazake attraverso i canali diplomatici, la signora Alma Shalabayeva potrà rientrare in Italia, dove potrà chiarire la propria posizione”.

Tutto risolto? Non proprio. In attesa di scoprire quale sarà la reazione del presidente kazako alla “retromarcia” innescata dal governo italiano, restano, infatti, da “domare” le polemiche interne che hanno spinto Sel e il M5S a proporre una mozione di sfiducia per il ministro Angelino Alfano. “La revoca dell’espulsione – ha spiegato ieri il capogruppo di Sel alla Camera, Gennaro Migliore – è una ammissione di colpa che non rende meno grave l’accaduto e accerta l’evidente enormità del provvedimento che sta mettendo a rischio la vita di Alma Shalabayeva e di sua figlia”. 

Alfano è responsabile sia nel caso in cui sapesse quello che accadeva, sia nel caso in cui non lo sapesse – ha sottolineato il senatore 5 Stelle, Michele Giarrusso – In un caso o nell’altro, è una persona inadatta a questo ruolo. Peraltro quando la stampa e poi noi abbiamo sollevato il caso, Alfano si è inabissato. E’ scomparso dal punto di vista politico. E’ evidente che c’è un gravissimo stato di imbarazzo. Alfano – ha tagliato corto Giarrusso – deve dimettersi e se ne deve andare”.