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Caso Kyenge: braccio di ferro Letta-Lega

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Enrico Letta

 

L’innegabile “scivolone” del vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, sul “caso Kyenge” continua a tenere altissima la temperatura del dibattito (leggi scontro) politico. A rincarare la dose contro il leghista è stato ieri il premier Enrico Letta, che ha invitato il segretario federale, Roberto Maroni, a intervenire sulla questione: “Chiuda rapidissimamente questa pagina di vergogna“, ha mandato a dire il presidente del Consiglio al numero uno del Carroccio. Ma la reazione della Lega non è stata delle più concilianti. 

Le offese che Roberto Calderoli ha rivolto qualche giorno fa al ministro Cecile Kyenge hanno indignato un po’ tutti. Anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al quale l’eurodeputato della Lega, Matteo Salvini, ha (ben)pensato di recapitare (via facebook) un messaggio non proprio ossequioso:  “Napolitano si indigna per una battuta di Calderoli – ha notato Salvini – Ma Napolitano si indignò quando la Fornero, col voto di Pd e Pdl, rovinò milioni di pensionati e lavoratori? Io mi indigno con chi si indigna. Napolitano – ha tagliato corto sul finale il leghista – taci che è meglio”.

L’irruenza di Salvini ha spinto il presidente del Consiglio, Enrico Letta, a reagire: “Lascino stare il presidente Napolitano – ha detto ieri, nel corso di una conferenza stampa – o i toni si faranno ancora più ultimativi”. Di più: “Quello che sta succedendo è un’altra pagina vergognosa del nostro Paese su questi temi – ha sottolineato il premier – Purtroppo oggi l’Italia è presenta sulla stampa estera di tutta Europa per questa vicenda e io trovo questa una vergogna che fa male al nostro Paese”.

“Mi sento di fare un appello al presidente della Lombardia, Roberto Maroni, con il quale stiamo lavorando per l’Expo – ha continuato Enrico Letta – perché chiuda questa pagina rapidissimamente. Se non la chiude, vuol dire che si entra in una logica di scontro totale che non serve a nessuno. Una pagina di vergogna come quella che l’Italia da ieri sta scrivendo su questi temi – ha insistito il presidente del Consiglio – è una pagina veramente insostenibile“. 

Le acque nel Carroccio sono, ovviamente, molto agitate, ma non sembrano prefigurare “annegamenti” istituzionali per Roberto Calderoli. Le pressanti richieste di dimissioni da vicepresidente del Senato (avanzate praticamente da tutti gli schieramenti politici) non verranno cioè accolte. E alla fine della riunione della Lega che si è svolta ieri pomeriggio a Milano, è stato lo stesso Maroni a tirare le conclusioni:  “Calderoli ha sbagliato – ha riconosciuto su facebook – la Lega contrasta le proposte che non condivide, ma non si devono mai insultare le persone. Calderoli stesso ha riconosciuto l’errore e si è scusato sia pubblicamente che personalmente con la ministra Kyenge. Ora però – ha aggiunto il leader del Carroccio – basta alimentare polemiche e strumentalizzazioni, utili forse a coprire il rumore di altre questioni che vedono il governo direttamente coinvolto”.

Il riferimento è all’espulsione forzata dal nostro Paese della figlia e della moglie del dissidente kazako, Mukhtar Ablyazov“La segreteria politica federale – si legge nella nota diramata ieri dalla Lega – ha considerato che l’enfasi mediatica attribuita alla vicenda delle dichiarazioni del senatore Calderoli ha avuto l’effetto di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla vicenda incredibile e scandalosa della deportazione della piccola Aula (figlia del dissidente, ndr) in Kazakistan con una palese violazione dei suoi diritti civili”.

E a rincarare la dose ci ha pensato, ancora una volta, Matteo Salvini: “Leggo che il presidente Napolitano si è risentito per il mio in invito a tacere, e me ne dispiaccio – ha commentato in serata – Sono anzi certo che, accolte le mie scuse, non mancherà di esprimere la sua indignazione per la deportazione dall’Italia di Aula, bimba kazaka di 6 anni, e della sua mamma, colpevoli solamente di essere figlia e moglie di un dissidente. Fosse l’Italia così rapida nel prelevare ed espellere tutti i clandestini presenti nelle nostre città, e non solo le bimbe di 6 anni – ha polemizzato sul finale l’europarlamentare – forse staremmo tutti meglio”.

 

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