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Calderoli al Senato: Chiedo scusa, ma non mi dimetto

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Definire orango il ministro Cecile Kyenge? Una sciocchezza di cui pentirsi sinceramente, ma non al punto da rassegnare le proprie dimissioni. E’ questo, in estrema sintesi, il ragionamento che il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, ha condiviso ieri con i colleghi d’Aula.

Non ho difficoltà a definire le mie dichiarazioni sbagliate e offensive – ha riconosciuto l’ex ministro per la Semplificazione – Come ho già riferito alla stampa e alla diretta interessata, preso dalla foga di un comizio, ho commesso un errore gravissimo perché ho spostato il confronto dal piano politico a quello personale. Per questo ho fatte le mie scuse al ministro Kyenge, che le ha subito accettate e di questo le sono grato – ha sottolineato Calderoli – avendo la stessa compreso il mio sincero rammarico“.

“Oggi le scuse le porgo al Senato – ha continuato il leghista – perché con le mie parole ho reso nocumento all’immagine delle istituzioni a cui mi onoro di appartenere”. “Il coraggio di dimettermi l’ho dimostrato in passato – ha sottolineato il vicepresidente del Senato – e sarei pronto a farlo anche oggi, se le forze politiche me lo avessero chiesto. Sarei stato pronto a dimettermi se ci fosse stata un’ampissima maggioranza che me lo avesse chiesto, ma così non è stato”.

Un’auto-assoluzione (favorita dalla mancata reazione compatta degli altri partiti) che ha portato il dirigente del Carroccio a concludere: “Ho fatto una sciocchezza, lo riconosco, ma chiedo che il giudizio su di me rispetto al mio ruolo di vicepresidente venga dato sulla base dei miei comportamenti e delle mie dichiarazioni in quest’Aula”. 

A compiacersi delle “scuse” del leghista “pentito” è stato il segretario federale del Carroccio, Roberto Maroni, che ha ribadito di considerare l’incidente risolto e il caso definitivamente archiviato. Ma fonti di Palazzo Chigi lasciano trapelare ben altri convincimenti: “Altro che tutto rientrato? – avrebbero commentato – La scivolata è solo quella di un leader che non riesce a far dimettere Calderoli dalla vicepresidenza del Senato. Così facendo Maroni è correo degli insulti al ministro Kyenge”.

E in serata è stato il premier Enrico Letta in persona, in trasferta a Londra, a tradire grande nervosismo. “E’ una vera vergogna, ma solo il senatore Calderoli può decidere le dimissioni che risolverebbero il problema”, ha spiegato a un giornalista inglese che lo ha interpellato sulla vicenda. “Noi non siamo così – si è affrettato a puntualizzare il presidente del Consiglio – la presenza del ministro Kyenge nel mio governo dimostra che l’Italia è un Paese moderno”. 

 

 

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