Il giallo Bárcenas continua a scriversi strada facendo. Nessuno sa come andrà finire, ma tutti all’interno del Partito di Governo si aspettano il peggio. L’ex tesoriere sa quanto basta per far crollare un governo, che attualmente vive sul filo del rasoio. Misure non troppo apprezzate dai cittadini e ora un nuovo scandalo di corruzione in cui è implicato addirittura lo stesso Rajoy.

La scorsa settimana, però, è stata particolarmente intensa. Lunedì 15, Luis Barcenas si è presentato davanti al Giudice Ruz, incaricato a fare un po’ di luce su questo caso, con tutta la documentazione a sua disposizione: i messaggi scambiati con Mariano Rajoy, i quaderni dei conti del Partito in cui si dimostra la cattiva gestione  in pratica. Essi rivelerebbero che nove dei principali datori di lavoro hanno ricevuto 7,5 milioni di euro in donazioni anonime e illegali (supererebbero i 60.000 € imposti dalla legge nel 2007). Ma questa è una violazione amministrativa, non è un crimine. Tra questi documenti ci sarebbero anche le prove di certi contributi illegali che sarebbero stati in parte utilizzati per pagare i bonus della leadership del partito negli ultimi 20 anni (Rajoy, Rato, Arenas, Alvarez-Cascos …). Ciò nonostante, tanto lui come i suoi assessori sono consapevoli che con essi non potranno mai coinvolgere penalmente la cupola del PP, dato che lo stesso Bárcenas sta venendo indagato come singolo per corruzione e frode fiscale.

Ma il Signor Bárcenas nasconderebbe un asso nella manica: la frode elettorale. Ovvero, ha cambiato strategia difensiva e ha deciso di citare direttamente Rajoy: a quanto pare, sempre secondo le sue dichiarazioni, durante la precedente campagna elettorale dei popolari sarebbe comparso un influente uomo d’affari, disposto a investire 300.000 €. Un crimine che potrebbe portare a una pena di interdizione dai pubblici uffici e quindi dalla presidenza del governo. Ma siccome la sua credibilità è ben poca, dopo tutte le bugie che ha raccontato durante il processo, dovrà far vedere prove veritiere se vuole che le sue parole siano almeno considerate.

Intanto, data la situazione, l’opposizione pressa affinché Mariano Rajoy si dimetta. Dal Partito Socialista di Valencia, regione a maggioranza popolare, hanno annunciato che non cercheranno di ottenere un vantaggio personale dalla richiesta di dimissioni del primo ministro: “Lavoreremo con tutti i gruppi per realizzare le dimissioni del presidente”, ha detto il numero due del Psoe, dopo che il segretario generale, Alfredo Perez Rubalcaba, ha chiesto le dimissioni del presidente, una volta essere venuto a conoscenza della relazione telefonica tra l’ex- tesoriere e Rajoy almeno fino allo scorso mese di marzo, in cui era già iniziato il processo. In questo senso, si sono presentate diverse proposte, tra cui: “Il PP può votare per un altro primo ministro in due giorni”.

Che succederà? Non lo sa nessuno. Nemmeno loro.