Decreto del Fare: fiducia con ostruzionismo alla Camera

Camera

 

All’interno del decreto “del Fare” sul quale il governo Letta ha ieri incassato la fiducia alla Camera (con 427 sì e 167 no) c’è veramente di tutto. Dalle misure a sostegno delle imprese alla proposta di “depotenziare” gli strumenti a disposizione di Equitalia, passando per il no al tetto degli stipendi dei super manager pubblici e per il finanziamento di onerose opere infrastrutturali realizzabili in tempi brevi.

Un testo talmente corposo da risultare inevitabilmente “divisivo”. E, infatti, le opposizioni (Sel, M5S, Lega e Fratelli d’Italia) che hanno ieri bocciato all’unisono il decreto hanno promesso battaglia in Aula. Un ostruzionismo serrato, cristallizzatosi nel 251 ordini del giorno che stanno, fatalmente, causando uno slittamento della votazione finale sul testo.

Ma cosa prevede esattamente il decreto “del Fare”? Tra le tantissime misure inserite nell’“omnibus”: la proposta di istituire “zone a burocrazia zero” per favorire la partenza di nuove imprese; un finanziamento agevolato per le aziende che vogliono rinnovare macchinari e impianti ad uso produttivo; un investimento di 5 miliardi di euro (da erogare nei prossimi 5 anni) per opere infrastrutturali immediatamente “cantierabili”.

E ancora: un investimento di 150 milioni di euro per la messa in sicurezza delle scuole (su tutto il territorio nazionale) e l’erogazione di 30 mila borse di studio da circa 5 mila euro ciascuna per gli studenti universitari più meritevoli. Passando al capitolo “Equitalia”, l’agenzia più temuta dai contribuenti non potrà più sequestrare i macchinari o i beni mobili indispensabili alla prosecuzione dell’attività dell’azienda e non potrà più pignorare le case uniche.

Tra le misure che hanno maggiormente insolentito le opposizioni: quella che prevede la possibilità, per i parlamentari che sono anche sindaci di città fino a 15 mila abitanti, di mantenere entrambi gli incarichi e, soprattutto, l’esclusione dei dirigenti che lavorano in società non quotate titolari di servizi di interesse generale (come Poste italiane, Ferrovie dello Stato e Anas) dal tetto massimo di retribuzione.

Noi non vi daremo la fiducia, ma vi daremo qualche consiglio – ha scandito ieri il capogruppo di Sel alla Camera, Gennaro Migliore – Nei prossimi mesi avremo bisogno di un governo che faccia delle scelte più impegnative”. Più tranchant il leghista Matteo Bragantini: “Mi sono chiesto cosa volesse dire decreto ‘del Fare’ – ha detto – Poi ho capito: voleva dire fare marchette“.

Ma a farsi interprete principale dell’ostruzionismo in Aula è stato il Movimento 5 Stelle, che con i suoi 200 ordini del giorno ha già “inchiodato” l’assemblea di Montecitorio a una non-stop notturna. “La lunga ‘maratona’ parlamentare è iniziata – ha scritto ieri il “cittadino” Roberto Fico – Dopo la decisione del governo di porre la fiducia sul decreto ‘del Fare’, era necessario un gesto decisivo da parte del M5S, una risposta da opposizione a un testo impresentabile, che non ha copertura finanziaria e che crea confusione sull’estensione del tetto agli stipendi degli amministratori di società come Poste, Ferrovie dello Stato, Anas”.

Di tutt’altro segno il commento della democratica Marina Sereni: “Chissà se i militanti e gli elettori del Movimento di Grillo sanno che i loro deputati stanno bloccando il decreto ‘del Fare’ con un ostruzionismo fine a se stesso, si è chiesta. “Chissà se sanno che questo atteggiamento – ha rincarato la vicepresidente di Montecitorio – sta mettendo a rischio la possibilità che la Camera decida sulla legge contro l’omofobia e sulla riforma che supera il finanziamento pubblico dei partiti”.