Berlusconi: Magistrati irresponsabili, ma ripartiamo da Forza Italia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:57

Berlusconi

 

Impossibile per il politico più “telegenico” della storia repubblicana non affidare a un video-messaggio il suo commento alla sentenza che lo ha riconosciuto incontestabilmente colpevole di frode fiscale.

A conclusione di una giornata drammatica, Silvio Berlusconi, dopo aver incontrato i maggiorenti del Pdl, ha fatto capolino nelle televisioni nazionali per consegnare la sua personale cronaca politica e umana. Seduto alla scrivania, con le bandiere dell’Italia e dell’Europa a dividersi lo sfondo con un pesante tendaggio, il Cavaliere condannato ha pronunciato un discorso tutt’altro che rassegnato, alla luce di una lampada che ne ha enfatizzato le episodiche smorfie di dolore.

“La sentenza di oggi mi conferma nell’opinione che una parte della magistratura nel nostro Paese sia diventato un soggetto irresponsabile, una variabile incontrollabile e incontrollata”, ha esordito il presidente del Pdl. “Dal ’92 il corso della vita politica – ha continuato – è stato letteralmente condizionato dall’azione fuorviante di una parte della magistratura”.

Nel “mirino”, dunque, ancora una volta i togati che con le loro decisioni avrebbero segnato, in maniera irreversibile, la storia politica del Paese. “Magistrati non eletti dal popolo – ha precisato Silvio Berlusconi – ma selezionati semplicemente con un concorso”.

“Nessuno può comprendere la carica di vera e propria violenza che mi è stata riservata in seguito a una serie incredibile di accuse e di processi che non avevano e non hanno alcun fondamento nella realtà – ha evidenziato il Cavaliere – Un vero e proprio accanimento giudiziario che non ha eguali nel mondo civile”.

E dopo aver rinfrescato i numeri del suo “martirio” giudiziario e ribadito la sua completa innocenza nel processo che lo ha appena riconosciuto colpevole in via definitiva, Berlusconi ha scandito la più amara delle considerazioni: “Viviamo in un Paese che non sa essere giusto, soprattutto verso i cittadini onesti”, ha detto.

Un’amarezza che avrebbe sfiancato chiunque, ma non il Cavaliere. “Quando ho deciso di occuparmi della cosa pubblica – ha ricordato – ho dato un contributo alla modernizzazione del nostro Paese rappresentandolo al meglio anche all’estero”. “In cambio dell’impegno che ho profuso nel corso di quasi 20 anni, giunto ormai quasi al termine della mia vita attiva – ha sottolineato l’ex premier – ricevo in premio delle accuse e una sentenza fondata sul nulla assoluto che mi toglie la mia libertà personale e i miei diritti politici”.

“E’ questa l’Italia che amiamo? E’ questa l’Italia che vogliamo? – ha incalzato il presidente del Pdl – Noi no di sicuro. Per queste ragioni dobbiamo continuare la nostra battaglia di libertà restando in campo”. “Rimetteremo in campo Forza Italia – ha confermato il Cavaliere – e chiederemo agli italiani di darci quella maggioranza che è indispensabile per fare le riforme, a partire da quella più importante: la riforma della giustizia”.

Dalla sofferenza personale allo spot elettorale.

 

 

 

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