Le ovvietà di Epifani: Sentenza va rispettata ed eseguita

Guglielmo Epifani

 

Osservatori e commentatori hanno quasi unanimemente riconosciuto nella dichiarazione che Guglielmo Epifani ha rilasciato ieri sera, a condanna (definitiva) di Berlusconi appena emessa, una presa di posizione particolarmente muscolare. A noi pare, invece, che il segretario del Pd si sia limitato a certificare l’ovvio, evitando di avventurarsi in terreni scivolosi che avrebbero potuto insolentire ulteriormente i militanti.

Di certo all’ex sindacalista deve essere riconosciuto il merito di aver battuto sul tempo tutti gli altri. Fatta eccezione per i tweet di Beppe Grillo, infatti, il “traghettatore” dei democratici ha convocato i giornalisti a pochi minuti dalla lettura della sentenza della Corte di Cassazione.

Una conferenza flash – che Epifani ha condotto rimanendo sempre in piedi, spalleggiato da un “bersaniano” e da un “renziano” – apertasi con la più scontata delle battute: “Il Pd esprime il suo totale rispetto per la sentenza“.

“La condanna di Silvio Berlusconi è ovviamente un atto di grande rilevanza. Per quanto ci riguarda – ha annunciato il segretario del Pd – questa sentenza va non solo, come naturale, rispettata, ma eseguita e resa applicabile”.

“Il Pd chiede a tutte le forze politiche, e al Pdl in particolare – ha continuato Epifani – di esprimere comportamenti rispettosi verso la magistratura e di non usare forzature di tipo istituzionali, a seguito di una sentenza che muove dagli accertamenti dei fatti e non da pregiudizi di qualsiasi tipo”.

“Un atteggiamento di questo tipo – ha concluso l’ex segretario della Cgil – potrebbe determinare una verifica di quel rapporto tra azione giudiziaria e azione di governo e parlamentare che debbono tenersi distinti per il bene del Paese, in una fase di crisi così drammatica”.

Le parole pronunciate dal segretario del Pd sono state “celebrate” da molti commentatori per la loro presunta durezza. Ma, a ben guardare, rappresentano la reazione minima che lo stesso Epifani poteva ostentare al cospetto di schiere di militanti che, da ieri, faticano ancora di più a tollerare l’alleanza al governo col Cavaliere condannato.

Militanti che potrebbero farsi “intrigare” dalle osservazioni dell’ex alleato di Sel, Nichi Vendola, che ha ieri fatalmente commentato: “Quattro anni di carcere per frode fiscale sono una condanna definitiva con il sigillo della Corte di Cassazione. L’abbiamo chiamata questione morale ed essa torna ad esplodere in maniera dirompente. Sono necessari grandi cambiamenti: non è possibile immaginare che Silvio Berlusconi rimanga al centro della scena politica. Il Pd – ha concluso Vendola – tragga le conseguenze di questa condanna”.