Se Vendola ora tifa Renzi

Renzi e Vendola

 

S’erano garbatamente odiati (o per lo meno, non si erano troppo piaciuti), ma adesso sembrano aver trovato una sintonia tanto più preziosa perché inaspettata. I protagonisti dell’ultima “telenovela” politica italiana sono Matteo Renzi e Nichi Vendola, che ha ultimamente tributato apprezzamenti smaccati al sindaco di Firenze.

Eppure fino a qualche mese fa, in occasione delle primarie di centrosinistra nelle quali i due hanno rivaleggiato, il leader di Sel non faceva mistero della sua scarsa simpatia per il giovane rampante democratico, definito un “virus berlusconiano”o se si preferisce: “l’inciucio sublime tra sinistra e liberismo”.

Una bocciature senza appello, che rende ancora più sorprendente l’improvvisa “conversione” del pugliese. All’indomani delle già citate primarie che hanno “incoronato” Pierluigi Bersani, infatti, Vendola rimarcò la sua distanza da Renzi, restando al fianco dell’allora segretario del Pd, col quale scelse di siglare un’intesa per “agganciare” il governo del Paese.

La storia è andata in tutt’altro modo: Bersani è crollato a 100 metri da Palazzo Chigi (sfiancato dalle “esplorazioni” commissionategli dal capo dello Stato) e, al suo posto, Giorgio Napolitano ha scelto Enrico Letta,  nominato premier delle “larghe intese“. Ed è qui che la trama della “telenovela” si è aperta al più inatteso degli sviluppi perché a cementare l’inedita intesa tra Vendola e Renzi è stata la comune avversione all’esecutivo “di servizio” capitanato dal duo Letta-Alfano.

Parlo molto con Renzi, che oggi è il più critico verso le larghe intese – ha dichiarato nel corso di un recente intervento pubblico Nichi Vendola – mentre la sinistra del Pd sembra la più agguerrita sentinella del governo Letta. Se lo fa per ragioni strumentali o di merito – ha aggiunto il governatore della Puglia riferendosi a Renzi – a me non interessa”.

E in una recente intervista concessa alla Gazzetta del MezzogiornoGiudicherò l’esito del congresso Pd sulla base delle piattaforme programmatiche – ha spiegato il leader di Sel – Naturalmente sono molto interessato all’apporto specifico che può dare Renzi, non solo per la sua versatilità comunicativa, ma perché lui ha colto con grande acume la necessità di svecchiare una politica fatta di liturgie e ipocrisie”.

Fino all'”agnizione” finale, consegnata qualche settimana fa all‘Unità: “Francamente sono più vicino oggi a tutti quelli che dicono che le larghe intese sono una catastrofe per il Paese – ha scandito Vendola – Se lo dice Civati, viva Civati, se lo dice Renzi, viva Renzi“. Una storia dagli esiti imprevedibili, destinata a regalare avvincenti finali. Degni dei migliori “Trasformers”.