Longo e il giallo sulla grazia del Cav

Piero Longo

 

Dite a Piero Longo, lo storico difensore (insieme a Niccolò Ghedini) di Silvio Berlusconi, che le dichiarazioni rilasciate alle emittenti radiofoniche non possono essere “rinnegate” poiché documentate da un audio che non ammette errori o travisamenti.

Interpellato ieri da Radio Capital sull’argomento “principe” dell’estate 2013: la condanna del Cavaliere, ad esplicita domanda dell’intervistatore sulla possibilità di richiedere formalmente la grazia, dopo lo “spiraglio” aperto da Giorgio Napolitano: “Io credo che sarà, prima o poi, richiesta – ha inequivocabilmente risposto l’avvocato – ma non posso ancora sciogliere la riserva, anche per rispetto al presidente della Repubblica”.

Un annuncio che, con ogni probabilità, ha insolentito non poco l’ex premier (che rimane in silenzio), che ha presumibilmente invitato il suo difensore a “correggere il tiro”. Longo ha scelto di farlo ancora una volta in radio. Non ho detto questo – ha replicato ai microfoni di Radiocor riferendosi alla richiesta di grazia da poco postulata – Ho detto, invece, che il primo a sapere che la domanda di grazia sarà avanzata sarà il capo dello Stato. Per rispetto istituzionale”.

Una smentita maldestra, con la quale il difensore del Cavaliere ha sostanzialmente confermato la forte inclinazione a invocare la clemenza per il presidente del Pdl. Come del resto ribadito poco dopo: “Il collegio di difesa sta vagliando tutte le opzioni di carattere giuridico e istituzionale – ha affermato Longo – La grazia rientra certamente tra le opzioni che stiamo esaminando”.