I consigli di D’Alema a Renzi e Berlusconi

Massimo D'Alema

 

Annoverato da sempre tra i più fini rappresentanti dell’intellighentia politica di sinistra e osannato dai suoi supporter come stratega sofisticato (benché fallibile), Massimo D’Alema continua a sciorinare la sua “sapienza”. Anche se da qualche mese non siede più in Parlamento e assiste, apparentemente da lontano, alle dinamiche politiche che rendono sempre più confuso il quadro sociale ed economico nazionale.

Intervistato ieri dal quotidiano capitolino Il Messaggero, l’ex presidente del Consiglio non ha lesinato commenti e analisi sulle tematiche più calde, partendo (ovviamente) dal “caso Berlusconi”“Si può svolgere un ruolo politico anche fuori dal Parlamento – ha affermato il dirigente del Pd – Beppe Grillo non è parlamentare, eppure è il leader indiscusso del suo movimento”.

“Se fossi Berlusconi – ha continuato D’Alema – scioglierei l’enigma dimettendomi da parlamentare. Magari negoziando forme alternative per scontare la pena che siano compatibili con l’esercizio di un ruolo politico”. Ma l’ex numero uno del Copasir non si è fermato qui. Incalzato dall’intervistatore sulle questioni democratiche e sul più “scapitante” dei candidati alla segreteria del partito: “Credo che se Renzi si candidasse a fare il segretario commetterebbe un grave errore, ha tagliato corto D’Alema.

“Se lui punta alla segreteria come trampolino per andare a palazzo Chigi – ha proseguito nel suo ragionamento l’ex premier – credo che debba considerare che non si voterà prima del 2015. Dunque, se farà il segretario, dovrà fare il segretario, non il candidato alla premiership. E dovrà farlo per almeno due anni. Un mestiere molto difficile, nel quale Renzi – ha vaticinato D’Alema – rischia di logorarsi“. Avvertimento affettuoso o auspicio?