Letta blinda il governo: No a interessi di parte

Letta

 

Il nome di Silvio Berlusconi non è mai affiorato sulle labbra di Enrico Letta, ma a nessuno dei presenti alla 34sima kermesse di Comunione e Liberazione che si è aperta ieri a Rimini è sfuggito che il pensiero del premier, intervenuto con un lungo discorso, è più volte andato alle sorti politico-giudiziarie del Cavaliere.

Nel suo speech, il presidente del Consiglio ha, però, innanzitutto tentato di marcare un messaggio di speranza. “L’uscita dalla crisi è possibile – ha detto – ma dipende da quello che faremo noi. Se guardiamo al futuro, usciremo dalla crisi; se continuiamo a rivolgere la testa verso il nostro passato, non usciremo dalla crisi”. Poi la chiosa, suonata come un avvertimento a chi dissemina bastoni sulla via battuta dal suo governo: “Gli italiani – ha scandito Enrico Letta – puniranno tutti coloro che anteporranno gli interessi personali e di parte agli interessi comuni”. 

E a difesa delle “large intese”: “L’identità solida non ha paura dell’incontro – ha spiegato il premier alla platea di Rimini – Si è convincenti, se si ha una visione credibile, se si realizzano le cose. Non si è convincenti, se il consenso si usa solo per evitare che arrivi il nemico”. “L’incontro però – ha precisato il presidente del Consiglio – non vuol dire che le differenze scompaiono e fa paura soltanto a chi è incerto della propria identità e dei propri valori”. 

Quindi la “scomunica” per chi, a suo parere, cerca solo di evitare che i problemi vengano risolti: “I professionisti del conflitto – ha affermato Letta – vogliono coprire il loro vuoto di valori e di idee con il conflitto permanente”.

Non basta: nel discorso pronunciato ieri al meeting di Cl, il premier – che ha auspicato un’Europa “più unita” e capace di coniugare il lavoro al rigore – ha scelto di rimarcare l’accento sulle cose da fare con urgenza in Italia. Se dobbiamo parlarci il linguaggio della verità – ha spiegato Letta – dobbiamo dirci che adesso abbiamo una grande occasione perché dal primo settembre si deve cominciare a discutere in Commissione quello che è, a mio avviso, il cambiamento più urgente che ci sia, quello della legge elettorale“.  

“E poi c’è bisogno delle riforme della politica, con l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti – ha ricordato il capo del governo – C’è bisogno di un cambiamento che porti ai cittadini il potere di dare privatamente, con un incentivo pubblico, le risorse ai partiti”.