Pdl, Berlusconi insiste: Non mollo. E le “colombe” pressano sul Quririnale

Silvio Berlusconi

 

Dalla telefonata ai militanti al post su facebook. L’invito alla “resistenza” di Silvio Berlusconi si è materializzato ieri nella poche righe pubblicate sul social network, nelle quali il presidente del Pdl ha ribadito la ferma intenzione di non farsi da parte.

“Io resisto! Non mollo – ha scritto rivolgendosi verosimilmente ai suoi supporter – State tranquilli che non mi faccio da parte, resto io il capo del centrodestra. Farò sino all’ultimo l’interesse del Paese e degli italiani. Andate avanti con coraggio. Non vi farò fare assolutamente brutte figure – ha assicurato – Prepariamoci al meglio”. 

Parole con le quali il Cavaliere ha archiviato, in una volta sola, il gossip estivo sulla successione (Marina sì-Marina no) e le prudenze finora ostentate dalle cosiddette “colombe” del partito. Che, infatti, ieri hanno iniziato a sbattere le ali con maggiore vigore palesando (seppur in modo più velato rispetto ai “falchi”) i loro malumori.

La nota vergata dall’ex capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ne è una dimostrazione. “E’ aperta una partita tra le più drammatiche e delicate della vita politica italiana – ha esordito – Che mette in gioco sia il governo del Paese, sia il destino politico e la libertà personale del leader dello schieramento di centrodestra. In una situazione del genere – ha sottolineato il pidiellino – nessun atto di irresponsabilità e nessuna forzatura sono accettabili”. “Per il sottoscritto il presidente Napolitano rimane una scelta migliore di quella di Prodi – ha evidenziato Cicchitto – ma egli deve ulteriormente misurarsi con la estrema gravità della situazione”.

E a “tirare per la giacchetta” l’inquilino del Quirinale non è stato solo lui. Anche il capogruppo del Pdl al Senato, Renato Schifani, è infatti tornato a interpellare Napolitano. “Nel messaggio del capo dello Stato, che non commento – ha dichiarato ieri – non ho trovato quello che avevamo chiesto. Non entro nel merito, le posizioni del capo dello Stato si rispettano, ma ci aspettavamo di più“. “Noi non intendiamo barattare legalità per altro – ha aggiunto il senatore del Pdl – ma intendiamo fare in modo che la legge Severino sia valutata dalla Consulta”.