L’avvertimento del Cavaliere: Se mi fate fuori, cade il governo

Silvio Berlusconi

 

I tempi della sbandierata “pacificazione” appaiono ormai lontani. Sul governo Letta – incardinato, per volere del presidente della Repubblica, sull’avventurosa coabitazione Pdl-Pd-Scelta Civica – la “spada di Damocle” più volte paventata potrebbe abbattersi presto. Almeno stando alle dichiarazioni rilasciate dal leader del centrodestra, Silvio Berlusconi, le cui vicende giudiziarie hanno significativamente alterato il quadro politico nazionale.

Al telefono con una non troppo nutrita pattuglia di quell’Esercito di Silvio costituitosi per giurare fedeltà e sostegno al Cavaliere, l’ex premier ha detto: “Noi siamo responsabili e speriamo che questo governo possa andare avanti. Sarebbe una cosa disdicevole se questo governo cadesse, ma naturalmente – ha spiegato Berlusconi – non siamo disponibili a mandare avanti un governo, se la sinistra dovesse intervenire su di me, sul leader del Pdl, impedendogli di continuare a fare politica”.

Un avvertimento più che solare agli “alleati” di governo: se scegliete di farmi decadere da senatore, sappiate che “staccherò la spina” all’esecutivo. A controbattergli con notevole tempismo è stato uno dei democratici precettati nella “squadra” di Enrico Letta, Dario Franceschini:Il ricatto di Berlusconi va respinto al mittente a stretto giro di posta – ha messo per iscritto il ministro del Pd – non violeremo mai le regole dello stato di diritto per allungare la durata del governo”.

Il sentore è che il presidente del Pdl avverta, con montante preoccupazione, il rischio di una sua definitiva “uscita di scena”. O per lo meno dal Parlamento. Da qui la decisione di affilare le armi per prepararsi al redde rationem finale, che potrebbe prefigurare un ritorno alle urne anticipato. In quest’ottica, anche la nomina ufficializzata ieri da Giorgio Napolitano di 4 nuovi senatori a vita avrebbe insolentito non poco il Cavaliere. Nella lista dei neo parlamentari non compaiono, infatti, personalità sedotte dal “verbo” berlusconiano. Anzi.

Da qui il sospetto, rinforzato dai soliti “falchi”, che il capo dello Stato abbia provveduto alla nomina dei 4 nuovi senatori a vita per porre un’ulteriore “blindatura” al governo in carica. E c’è anche chi, all’interno del Pdl, non si è fatto una ragione dell’occasione sciupata. “La nomina di Silvio Berlusconi a senatore a vita avrebbe rappresentato un reale atto di pacificazione – ha sottolineato in una nota Daniele Capezzone – Resta difficile comprendere perché questa ipotesi non sia stata valutata e considerata”.