Pd, Renzi e Letta assicurano: Nessun dualismo tra noi

Letta e Renzi

 

Per Matteo Renzi è tempo di feste democratiche e di bagni di folla nei quali si muove con innegabile scioltezza. Il rampante sindaco di Firenze è approdato ieri a Forlì e a Reggio Emilia dove ha dosato inviti all’unità e alla compattezza del partito a oblique “punture” all’attuale governo. Il cui massimo rappresentante, Enrico Letta, ha ieri presenziato alla festa nazionale del Pd organizzata a Genova.

Di quest’estate che volge al termine l’ex “rottamatore” non ha gradito il refrain politico salmodiato senza sosta dai media: “Basta con il caso Berlusconi di cui i giornali erano inondati quest’estate – è sbottato – Basta coi giaguari e le pitonesse. Abbiamo bisogno di qualcosa di più e di meglio del referendum su cosa farà Berlusconi. L’Italia – ha scandito Renzi – merita di più”.

E merita – sembra essere il sottotesto del ragionamento del sindaco fiorentino – un’azione di governo più incisiva e meno subordinata al volere di una specifica parte politica. “L’unica promessa elettorale mantenuta gliela abbiamo fatta mantenere noi – ha osservato il democratico – Loro (il Pdl, ndr) hanno preteso l’abolizione dell’Imu e noi pretendiamo una legge elettorale“.

Quindi l’autodifesa preventiva: “Non pensiate che chi vuole comunicare bene nasconda pochezza di contenuti – ha affermato Renzi – Comunicare bene vuol dire, ad esempio, che non è che Alfano ti toglie l’Imu e poi Letta ti mette la Service tax, perché vedrete che andrà a finire così”. Una “stilettata” neanche troppo velata al suo partito, storicamente incapace di reggere il confronto mediatico-comunicativo con il centrodestra targato Silvio Berlusconi.

Da qui l’auspicio di Matteo Renzi di “cambiare passo”: “Basta con il Pd che si divide – ha detto – Basta con queste correnti, serve unità”. A partire dai massimi esponenti del partito. Per questo, interpellato sulla presunta conflittualità tra lui e il premier Enrico Letta, l’ex “rottamatore” ha smentito a modo suo: “Hanno già dato abbastanza Massimo (D’Alema, ndr) e Walter (Veltroni, ndr) – ha osservato – Il problema è chi si fa crescere i baffi. Al di là delle battute – ha assicurato Renzi – non esiste”.

Più o meno quanto sostenuto anche dal presidente del Consiglio alla festa democratica allestita ieri a Genova. “Oggi siamo democratici – ha esordito il premier – Fare il segretario perché si ha una certa provenienza è impensabile. Sono le primarie con cui si sceglie il segretario e non in base al pedigree. Il prossimo dovrà essere un bel congresso dove tutti siamo uniti e non ci sono più le provenienze. Guardiamo al futuro – ha auspicato Letta – perché è il futuro che ci riguarda”.

E per mettere a tacere i rumors sempre più insistenti sulla sua presunta “disarmonia” con Matteo Renzi: “Chi pensa di dividere il partito tra un pisano e un fiorentino  ha scherzato il capo del governo – sbaglia. Io svolgerò il mio compito di fare un Pd unito e più forte senza nessun bisogno di larghe intese”.

Il rapporto tra Matteo Renzi ed Enrico Letta non sarebbe, insomma, avvelenato da alcuna conflittualità politica. Anzi: i due sembrerebbero orientati a centrare lo stesso obiettivo, quello di garantire l’unità all’interno del loro partito. Ma è davvero così? Stando alle “punture” che il primo cittadino di Firenze ha sottilmente destinato all’esecutivo e al suo massimo rappresentante, è lecito nutrire qualche dubbio. “Quanto dura il governo è una domanda che affascina solo gli addetti ai lavori e il presidente del Consiglio – ha risposto Renzi a chi lo ha interpellato sull’argomento – È logico che ci abbia preso gusto. Il problema è cosa fa, se risponde alle esigenze degli italiani”.