La convinzione di Letta: Il mio governo non galleggerà

Enrico Letta

 

A voler essere cattivi, si potrebbe far notare che il leitmotiv a cui il premier Enrico Letta ricorre soventemente (“sono determinato a non far cadere il governo”) sia una sorta di istinto di autodifesa. O un mantra da salmodiare per sconfiggere la paura che il suo esecutivo possa presto atomizzarsi. Sia come sia, il presidente del Consiglio lo ha ripetuto anche ieri alla platea di imprenditori che ha partecipato al Forum Ambrosetti di Cernobbio, marcando l’accento sulla necessità di cambiare.

“Sono stra-determinato a non galleggiare e a realizzare il programma di governo, senza farmi bloccare dalla conservazione e dai veti”. E’ questo ciò che un volitivo Enrico Letta ha assicurato ieri ai partecipanti al workshop di Cernobbio. Una platea “blasonata”, costituita da politici e imprenditori giunti a Villa d’Este per raccogliere i pareri di insigni analisti sulla situazione politica e sociale del nostro Paese. 

“L’instabilità ha dei costi drammatici – ha spiegato Letta – la stabilità paga. L’instabilità vuol dire che devi pagare di più, costa a voi imprenditori perché dovete pagare un servizio maggiore. L’instabilità porta un rialzo dei tassi di interesse”. Un’ulteriore “blindatura” del suo governo che – è stato il sotto-testo di Letta – se venisse a cadere creerebbe uno stato di disordine impossibile da sopportare.

“Sono avvenuti due terremoti di proporzioni assolutamente non paragonabili a nessuno dei terremoti avvenuti nella politica italiana”, ha poi aggiunto il presidente del Consiglio, che ha fatto riferimento ai mesi faticosissimi precedenti al suo incarico. “Dopo le elezioni di febbraio – ha osservato Letta – c’è stata l’implosione del Parlamento che non è riuscito ad eleggere il presidente della Repubblica ed è ricorso a ciò che sapevamo tutti essere impossibile, ma che – ha continuato il premier – si è rivelato possibile soltanto grazie alla dedizione, al senso dello Stato del più grande italiano che oggi abbiamo: il nostro presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano“.

Quindi il passaggio sul cambiamento, teso a stimolare una riflessione anche sulla questione “di genere”: “In Italia serve un cambiamento generazionale perché questo Paese deve voltare pagina – ha affermato Enrico Letta – Serve un cambiamento di genere: in questa sala siamo tutti uomini e questa è una cosa insopportabile. Il Paese non è fatto di soli uomini, ma di metà uomini e metà donne. E se le donne non sono in questa sala, è perché nel nostro Paese – ha spiegato il presidente del Consiglio – non hanno le opportunità di svolgere il loro ruolo. Ed è semplicemente il Paese che ci perde”.