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Da Fli all’Idv: cosa fa chi è rimasto fuori dal Parlamento?

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Fini, Di Pietro e Ingroia

 

Che il risultato consegnato dalle ultime elezioni politiche sia stato – per molti versi – sorprendente è pleonastico ricordarlo. La convinzione che il Pd riuscisse ad avere agevolmente “la meglio” su un Pdl ormai malconcio è stata soppiantata da una situazione di sostanziale confusione, che ha condotto alla nascita – per volere del capo dello Stato – delle “larghe intese”. In questo caos elettorale, molti soggetti politici sono rimasti schiacciati dal precipitoso evolversi degli eventi e sono stati messi ai margini della scena nazionale.

Tra i “debuttanti”: il movimento di ispirazione liberista, Fare per Fermare il declino. Dopo lo scandalo che ha travolto, a pochi giorni dal voto, il portavoce nazionale Oscar Giannino (che si era auto-accreditato titoli di studio mai conseguiti), il movimento animato da un gruppo di blasonati economisti e docenti universitari ha dovuto fare i conti con l’imprevista “disfatta”. Il “bottino” elettorale racimolato è stato, infatti, talmente modesto da rendere impossibile il loro ingresso nei palazzi istituzionali. Oggi a guidare il movimento c’è Michele Boldrin (volto noto dei talk show nazionali), ma l’attenzione mediatica sul movimento rimane bassissima. Nonostante i tentativi di Fare di radicarsi in maniera più robusta sui territori attraverso incontri e dibattiti organizzati soprattutto al Nord.

Meno “trascurato”, dal punto di vista mediatico, il soggetto politico fondato da Antonio Ingroia. Dopo aver cambiato il nome alla sua “creatura” – da Rivoluzione Civile ad Azione Civile – l’ex togato ha scelto di dedicarsi definitivamente all’impegno politico sostenendo, con sempre maggiore frequenza, molte delle “battaglie” portate avanti dal Movimento 5 Stelle. L’ultima quella incentrata sulla difesa della Carta costituzionale che ha portato 12 parlamentari “pentastellati” a occupare il tetto della Camera. Con la benedizione di Ingroia e di tutto il suo movimento, che si è ampiamente impegnato (con gazebo e flash mob) a tenere desta l’attenzione dell’opinione pubblica sulla questione.

E l‘Idv? Lo storico partito fondato da Antonio Di Pietro, che ha abdicato a favore del nuovo segretario, Ignazio Messina, si prepara alla prossima festa nazionale che si svolgerà il 14 e 15 settembre in provincia di Arezzo. Il tentativo è quello di recuperare il terreno perso per tornare sul sentiero (più o meno tortuoso) che conduce ai Palazzi di Roma. Nei mesi scorsi, l’ex togato ha mandato “segnali di fumo” a Beppe Grillo, invitandolo a meditare sull’opportunità di unire le loro forze in un unico “afflato” politico, ma dal blogger genovese ha ricevuto un “due di picche”. Da qui la scelta di rimboccarsi le maniche e di non darsi per vinti, meno che mai nel momento in cui la fine politica (o meglio, parlamentare) di Silvio Berlusconi sembra, quanto mai, vicina.

Ma a scomparire clamorosamente dalle cronache nazionali degli ultimi mesi è stato, soprattutto, Fli. Il partito nato dalla “scissione” dei finiani dal Pdl ha subìt forse la più cocente delle disfatte politiche. Il leader nazionale, Gianfranco Fini, e i suoi fidati “luogotenenti” (tra tutti, Italo Bocchino), hanno fatto perdere le tracce di sé consegnando Fli al più inclemente degli oblìi. Ne è una  prova il fatto che il partito ha recentemente organizzato una festa nazionale a Mirabello (dal 4 all’8 settembre), alla quale hanno partecipato anche esponenti delle altre forze politiche, nel silenzio assordante di tutti gli organi d’informazione. Sic transit gloria mundi. 

 

 

 

 

 

 

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