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Decadenza Berlusconi: sale la tensione in Giunta

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Il countdown è finito: il giorno dell’inizio della discussione sul “caso Berlusconi” è arrivato ieri e ha portato con sé gli inevitabili “scossoni”. La Giunta per le Elezioni del Senato si è riunita nel pomeriggio di ieri a Roma, nel cortile della chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza (capolavoro del Borromini), e ha subito infiammato il dibattito politico. La posta in gioco, come si sa, è altissima: se la Giunta presieduta dal “vendoliano” Dario Stefàno dovesse votare contro il presidente del Pdl, Berlusconi si vedrebbe costretto a lasciare il suo scranno di senatore.

Un’eventualità che i suoi non vogliono neanche prendere in considerazione e che ha, inevitabilmente, fatto salire la tensione tra i componenti della Giunta. Il relatore pidiellino Andrea Augello ha presentato ieri un documento di circa 70 pagine (le ultime 10 verranno consegnate entro la mattinata di oggi) in cui si sollevano tre questioni pregiudiziali di cui una da sottoporre alla Corte di giustizia europea con sede a Lussemburgo. “Sarebbe auspicabile affidarsi a un giudice come quello di Lussemburgo – ha spiegato Augello – che in 8-9 settimane giudicherebbe ammissibile o inammissibile il ricorso di costituzionalità”. 

La tesi di Augello (e degli altri senatori Pdl) è che la Giunta che dovrà decidere sulla decadenza di Silvio Berlusconi ha una funzione giurisdizionale, ovvero deve svolgere un compito assimilabile a quello di un tribunale. Da qui la necessità, come stabilito dal Trattato di Lisbona, di ricorrere alla Corte di Lussemburgo in caso di forti perplessità sul procedimento preso in esame. A replicargli è stato il senatore del Pd, Felice Casson, che ha rivendicato la funzione politica e non giurisdizionale della Giunta definendo inaccettabile la proposta formulata dal relatore.

Granitica anche la posizione dei 5 Stelle, col senatore Mario Giarrusso che ha dichiarato: “Il Pdl punta solo a un lungo rinvio“. Sia come sia, la seduta è stata aggiornata alle ore 20,00 di questa sera e prevederà (quasi sicuramente) il voto sulle tre questioni pregiudiziali sollevate ieri da Augello. Il sentore è che si tratterà di una votazione unica (e dunque veloce), e che – se i voti dovessero essere contrari – al relatore pidiellino ne subentri un altro di estrazione politica differente. Le cose, insomma, potrebbero presto volgere per il peggio per il Pdl: numeri alla mano, i senatori pronti a votare per la decadenza di Silvio Berlusconi sono gli 8 del Pd e i 4 del M5S, mentre il partito del Cavaliere dispone solo di 6 voti e del probabile (ma non sicuro) sostegno della leghista Erika Stefani e di Mario Ferrara di Grandi autonomie e libertà.

In forse il voto di Benedetto della Vedova di Scelta Civica, che sembrerebbe però propendere per la decadenza dell’ex premier, mentre Enrico Buemi del Psi potrebbe “dare una mano” alla pattuglia dei “berlusconiani”: “Il Cavaliere è un mio avversario – ha dichiarato nei giorni scorsi – ma non deve essere battuto per via giudiziaria”. La contabilità comunque – salvo clamorosi ripensamenti – non dovrebbe lasciare speranze al senatore Silvio Berlusconi.