Decadenza Cav, Epifani insiste: Legge va rispettata o è giungla

EPIFANI, CONGRESSO IN 2013; SFERZA LETTA, LEALI NON SILENTI

 

Da una parte l’accusa di dilazione, dall’altra la fermezza delle dichiarazioni. Il Pd è, come spesso accade, nel “mirino” di fuochi incrociati che denunciano atteggiamenti non proprio lineari sulla vicenda che riguarda la possibile “decadenza” del senatore Silvio Berlusconi. L’inaspettato evolversi della situazione di ieri alla Giunta per le Elezioni del Senato ha spinto i più incalliti detrattori dei democratici a sollevare nuovi sospetti contro di loro. Ovvero che si siano riaperti (ammesso che si siano mai chiusi) i canali diplomatici con gli alleati del Pdl per garantire la sopravvivenza del governo.

Questo nuovo ipotetico “negoziato” (benedetto dal capo dello Stato) potrebbe condurre – secondo alcuni osservatori – a soluzioni inedite e imprevedibili. Ma a sentir parlare il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, che ieri è stato ospite della prima puntata del programma televisivo Matrix, il suo partito non avrebbe alcun dubbio sul da farsi. In questi momenti la Giunta è riunita – ha osservato l’ex sindacalista – Ci sarà il tempo per una discussione di merito, ma come è giusto che sia arriverà il momento in cui la Giunta dovrà decidere. Passerà qualche giorno, ma alla fine questo pronunciamento ci sarà e penso sia opportuno perché la legge è uguale per tutti”. 

Di più: “Non siamo nella Repubblica delle banane dove il diritto è piegato agli interessi di qualcuno – ha precisato il “traghettatore” dei dem – In uno Stato democratico sarebbe come affermare la legge del più forte, la legge della giungla“. “Non sta a me entrare nel merito – ha aggiunto Epifani – ma una sentenza di terzo grado non può non essere rispettata”. “Se ci fossi io al posto di Berlusconi sarebbe lo stesso – ha spiegato il segretario del Pd – Non è un voto contro, ma per. Se facciamo saltare il rispetto della legge, non abbiamo più uguaglianza di legge per tutti”.

Da qui l’accelerazione che, in linea teorica, dovrebbe sgombrare il campo da ogni sospetto di “intelligenza col nemico”: “Si arrivi subito al voto, non si può andare avanti a lungo – ha concluso Epifani – È ora di tirare una riga e pensare all’interesse del Paese”.