L’avvertimento di Letta: Instabilità costa miliardi. Renzi: No all’immobilismo

Italy's Prime Minister Letta listens to a reporter's questions during a joint news conference with Gurria, secretary-general of the Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD)  at Chigi Palace in Rome

 

Quanto costa l’instabilità causata da una crisi di governo? A fare i conti ci ha pensato Enrico Letta che, intervenuto ieri al Senato per riferire sul G20 della scorsa settimana a San Pietroburgo, ha messo in guardia i parlamentari (e il Paese intero) dal rischio di nuovi “smottamenti” interni.

“Le scelte sbagliate costerebbero da qui a fine anno – ha affermato il premier – un miliardo, un miliardo e mezzo”.  “Il costo dell’instabilità – ha aggiunto – è un costo pesante per cittadini e imprese, pagato in termini di tassi di interesse”. Un avvertimento teso a “blindare” il suo governo la cui caduta – ha sottinteso Letta – provocherebbe un nuovo tracollo economico-finanziario che gli italiani non potrebbero sopportare.

“Siamo arrivati al vertice forti del lavoro collettivo svolto in questi mesi e in questi anni, foriero di tanti risultati positivi – ha evidenziato il presidente del Consiglio – Siamo arrivati forti dei sacrifici fatti dagli italiani e siamo stati promossi per i risultati raggiunti. Sacrificio e lavoro – ha rimarcato Letta – hanno trovato un ulteriore riconoscimento”. Ma non c’è da baloccarsi troppo: “Mi permetto di segnalare con grande forza – ha subito aggiunto il premier – che questo riconoscimento possiamo rovinarlo in un attimo. Basta che buttiamo via la stabilità che abbiamo riconquistato faticosamente – ha avvertito – e ritorniamo facilmente dentro una condizione di grandissima difficoltà”.    

Le parole pronunciate dal capo del governo hanno raggiunto lo studio televisivo in cui si stava registrando la puntata di Porta a Porta con ospite Matteo Renzi. Che ha così commentato le valutazioni del premier: “Io capisco che Letta si preoccupi della seggiola, ci mancherebbe”. “Questa cosa del governo che deve durare è un tic andreottiano – ha affondato l’ex “rottamatore” – La mia domanda non è come ci arriva Letta al semestre europeo, ma come ci arrivano le nostre imprese. Una cosa è dire che serve la stabilità – ha osservato Renzi – altra cosa è l’immobilismo“.