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Tv: botte da orbi tra Travaglio e Santanchè

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Nella prima puntata de La Gabbia (andato in onda ieri sera su La7), c’era chi “starnazzava” e chi “ragliava”. Almeno stando alle definizioni utilizzate dai due ospiti che il conduttore Gianluigi Paragone ha scelto per l’apertura del suo programma: il giornalista Marco Travaglio e la deputata del Pdl, Daniela Santanchè.

I due hanno “scazzottato” per oltre 30 minuti a favore di telecamere, rimpallandosi accuse e insulti ai limiti del politically correct“Visto che Travaglio chiama abitualmente il mio leader delinquente – ha spiegato la Santanchè – anch’io chiamerò Travaglio delinquente, visto che ho qui con me una sentenza di condanna in terzo grado contro di lui”.

Una condanna per un reato di opinione (con un’ammenda di mille euro) la cui gravità, ha cercato di spiegare Travaglio, non può essere paragonata a quella del Cavaliere. “Se la signora vuole parlare di delinquenti, si rivolga a casa”, ha replicato a brutto muso il vicedirettore de Il Fatto Quotidiano, che ha fatto esplicito riferimento alla condanna di Alessandro Sallusti (direttore de Il Giornale e compagno della Santanchè) recentemente graziato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

E non è stato che l’inizio: “Questa sera sto facendo fatica – ha ripreso la parlamentare del Pdl – ma voglio abbassarmi al livello del delinquente diffamatore Travaglio perché a me piace da bestia chiamarlo così”. Un assist al conduttore Paragone che, piuttosto maldestramente, nel tentativo di svelenire i toni della discussione, a Travaglio ha detto: “Marco, la stai facendo godere!”.

Ed è qui che si è infiammato il secondo round tra i duellanti. “Io non lo so se gli piacciono le donne ha detto la Santanché avventurandosi su un  terreno particolarmente scivoloso – perché uno che le tratta così! Godere e le donne, con Travaglio non lo so, davvero lo so”. “Le posso assicurare che non avrà mai modo di verificarlo”, è stata la velenosa replica del giornalista.

Il dibattito politico (inevitabilmente incentrato sulla possibile decadenza di Silvio Berlusconi dallo status di senatore) è naufragato, insomma, tra le troppe (e dimenticabili) “spigolature” dei due ospiti. Tra formule e allusioni che hanno infoltito l’archivio degli scontri televisivi a decibel elevati e fair play inesistente.

“Chiamate l’esorcista“, “Qui ci vuole il trattamento sanitario obbligatorio”, “Mettetele la camicia di forza“: ha inanellato nel corso dei suoi interventi Marco Travaglio rivolgendosi alla “signora” Santanchè. Fino all’affondo (e contro-affondo) finale: “Ma ogni tanto, quando si riascolta – ha chiesto il giornalista alla politica – non si butta a terra dal ridere?”. “Gli uomini che mi fanno ridere sono dei veri uomini – gli ha replicato svelta Daniela Santanchè – Lei non ha questo privilegio: non mi fa né ridere né godere”.