Letta: Basta vergognarsi delle larghe intese

Enrico Letta

 

Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha concluso ieri la sua lunga giornata politica a Caorle (provincia di Venezia), ospite della festa di Scelta Civica. Accolto con calore dal padrone di casa, Mario Monti – “Che fortuna poter avere il successore che uno avrebbe sempre voluto avere”, gli ha detto il Professore – il premier ha marcato l’accento sulla necessità di cambiare.

“Voglio lanciare da qui – ha detto – un messaggio forte contro la conservazione fine a se stessa. Cambiamo l’Italia e non abbiamo paura di un cambiamento che vada nella direzione giusta”. “Il governo potrebbe ottenere risultati potenzialmente rivoluzionari – ha osservato Letta – a patto che si voglia cambiare l’Italia. Quando sento critiche di un certo tipo, penso che qualcuno preferisce che l’Italia resti così”.

E di cose da cambiare, per il capo del governo, ce ne sarebbero parecchie. “Il sistema del bicameralismo perfetto, con una legge elettorale che dà vita a maggioranze diverse – ha detto – è una follia“. “Non vorrei essere un presidente del Consiglio che deve restare lì perché non si può votare – ha aggiunto – Vorrei che potessimo dire che un giorno si può e si deve andare a votare”.

Non solo: “Penso che la prima parte della Costituzione sia effettivamente la più bella del mondo – ha sottolineato Enrico Letta – ma la seconda parte no”. “Non stiano sfasciando la Costituzione, la stiamo ammodernando“, ha mandato a dire a quanti (M5S in testa) si oppongono strenuamente al lavoro del comitato che dovrebbe riformare la Carta costituzionale.

Quindi un messaggio alla strana maggioranza che, con sempre maggiore fatica, sostiene il suo esecutivo: “La maggioranza non sia un campo di battaglia perché così non si va da nessuna parte – ha ammonito il premier – Invito tutti a non vergognarsi di quello che si sta facendo insieme perché nessuno sarà contagiato”. “Se c’è una cosa che detesto – ha azzardato sul finale il presidente del Consiglio – è la politica fatta di battute che in questo periodo invece trionfa”. Una “spigolatura” palesemente destinata al suo competitor interno, Matteo Renzi, che gli ha prontamente replicato: “La differenza in politica non è tra chi fa le battute e chi non le fa – ha detto il sindaco di Firenze – ma tra chi fa le cose e chi le rinvia”.