Decadenza Berlusconi: sale la tensione su voto segreto in Senato

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:47

Senato

 

Il rispetto delle regole è il leitmotiv a cui tutti i soggetti coinvolti nell’animata discussione che riguarda la possibile decadenza del senatore Silvio Berlusconi stanno facendo riferimento. I detrattori del Cavaliere partono dall’assunto che le sentenze vanno rispettate e applicate, mentre i supporter del presidente del Pdl lamentano un accanimento che non ha precedenti.

Pronosticare un probabile finale è impossibile, anche perché l’Aula del Senato che dovrà decidere sulle sorti parlamentari dell’ex premier potrebbe riservare “colpi di scena”. Il voto segreto garantito da una norma contenuta nell’articolo 113 del regolamento di Palazzo Madama (“Sono effettuate a scrutinio segreto le votazioni  riguardanti persone e le elezioni mediante schede”) è il punto di forza sui cui i pidiellini battono per sostenere le loro ragioni. E pretendere quel “rispetto delle regole” più volte invocato dai loro oppositori.

Sembrerebbe sufficiente ad archiviare la polemica, ma così non è perché alla richiesta di voto palese avanzata dal M5S si è unita anche quella di alcuni esponenti del Pd, preoccupati dall’esito di una votazione che potrebbe riabilitare la memoria dell'”impallinamento” di Franco Marini e Romano Prodi nei giorni in cui si cercava di eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Come uscire dall‘impasse? Difficile dirlo. I senatori del M5S presenteranno già oggi un disegno di legge in Aula col quale chiederanno di modificare il regolamento del Senato. “C’è tutto il tempo affinché il presidente del Senato convochi la Giunta del regolamento in modo da fare una proposta all’Aula”, ha assicurato il “cittadino” Maurizio Buccarella.

Mentre a sorpresa è arrivata ieri l’obliqua disponibilità di Pietro Grasso a non ostacolare un eventuale tempestivo cambiamento delle regole. “Se c’è la possibilità di cambiare il regolamento e le forze politiche possono trovare la forza di cambiarlo – ha detto l’ex magistrato – non sarà il presidente del Senato a impedire questo”. Parole che hanno fatto sbottare i pidiellini (da Renato Schifani a Maurizio Gasparri a Lucio Malan, solo per citarne alcuni), rocciosi nell’affermare che non si possono stravolgere le regole già scritte per “fare fuori” il più temibile degli avversari politici.

 

 

 

 

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