Pd, la proposta di Epifani: Prossimo congresso l’8 dicembre

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:31

++ Epifani, propongo data congresso 8/12 ++

 

Calendario alla mano, la data proposta ieri dal segretario del Pd, Guglielmo Epifani, per il prossimo attesissimo congresso era l’unica soluzione possibile. Una data di compromesso, sospesa tra il 24 novembre sponsorizzato dai “renziani” e il 15 dicembre proposto, invece, dai “bersaniani”. La data indicata da Epifani – l’8 dicembre –  potrebbe dunque soddisfare tutti o, cosa più probabile (trattandosi del problematico Pd), potrebbe non soddisfare alcuno.

Intanto nel primo dei due giorni dedicati all’Assemblea nazionale del partito, il “traghettatore” ha tentato di indicare la rotta, partendo da un’inevitabile, e poco confortante, panoramica generale. “Stiamo assistendo al più grande paradosso della vita politica italiana – ha osservato Epifani – mentre la condizione in cui ci troviamo ci spingerebbe ad affrontare i problemi economici e sociali, a partire dalla disoccupazione, in realtà tutto ruota intorno alle vicende giudiziarie di Berlusconi, del suo partito e delle conseguenze sulla stabilità del governo Letta”.

“Siamo stanchi ed esasperati dall’uso della politica a fini personali invece di pensare ai veri problemi del Paese – ha rimarcato l’ex segretario della Cgil – L’uso della propaganda è martellante ed è difficile rimettere al centro dell’agenda i nodi da risolvere”. Come, ad esempio, il temuto aumento dell’Iva: “Troverei fortemente sbagliato che, dopo aver tolto l’Imu – ha notato il segretario del Pd – tu vada ad aumentare l’Iva che va ad incidere sui ceti popolari. Non si può fare passare il Pd per il partito delle tasse, il Pd – ha rivendicato Epifani – è il partito che vuole un fisco più giusto ed equo, contro chi evade le tasse”. 

“La caduta del governo mi pare fuori dall’orizzonte delle cose che possono convenire al centrodestra – ha poi aggiunto l’ex sindacalista  – ma il rischio è quello di un logoramento, una fibrillazione continua, una minaccia e un ricatto continuo che si alterna alla blandizia. Non è accettabile”.

Fin qui i complicati rapporti con gli “alleati” di governo, ma puntando l’obiettivo sul partito, Epifani non ha potuto utilizzare toni meno preoccupati. “Abbiamo bisogno di un congresso che delimiti il nostro profilo e che ci dica chi siamo – ha ammesso il segretario – Abbiamo una grande responsabilità nei confronti del Paese e di chi ci chiede rinnovamento“. “Riduciamo il ruolo autoreferenziale delle correnti in favore dell’unità e di un progetto comune – ha esortato l’ex sindacalista – Partiamo dalle competenze dei nostri amministratori locali, ricostruiamo una speranza, una vera comunità al servizio del Paese”.

“Ho parlato coi vicepresidenti (Marina Sereni e Ivan Scalfarotto, ndr) – ha detto sul finale del suo intervento il segretario del Pd – e propongo di fissare la data dello svolgimento finale del congresso per l’8 dicembre prossimo”. Un’indicazione che ha strappato l’applauso convinto della sala, anche se – “a distanza di sicurezza” dalle telecamere e dai taccuini – pare che un po’ tutti i democratici abbiano rumoreggiato. Anche perché il testo incaricato di sciogliere i nodi che riguardano le regole del prossimo congresso (atteso per ieri) non è stato presentato. Succederà fatalmente oggi, nella stessa giornata in cui il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, guadagnerà il palco per dire la sua.

 

 

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