Camera: nessun accordo su finanziamento ai partiti

Partiti:Camera verso rinvio in Commissione ddl finanziamento

 

Ieri alla Camera si è discusso a lungo del ddl sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Dopo rinvii tesi a concedere più tempo alla Commissione Affari costituzionali impegnata a emendare il testo presentato dal governo, si è ieri dovuta registrare una distanza troppo marcata tra i partiti che compongono la maggioranza per arrivare a una sintesi condivisa.

In pratica Pd e Pdl non hanno trovato l’accordo su alcuni punti nodali e hanno per questo rimandato la discussione in Aula a oggi pomeriggio su un testo “non finito”. A creare disaccordo tra i due maggiori “azionisti” del governo sono essenzialmente 3 punti. Il primo riguarda il tetto massimo alle donazioni da parte dei privati che il Pd vorrebbe porre a 100 mila euro. Una “limitazione” malvista dal Pdl che propone di non porre “paletti” alla potenziale generosità dei privati donatori.

Un altro punto critico riguarda la proposta del Pdl di depenalizzare il reato di finanziamento illecito. In pratica il partito di Silvio Berlusconi propone di cancellare il carcere e di punire soltanto con sanzioni amministrative di tipo pecuniario (più volgarmente dette multe) chi dovesse finanziare, in maniera illegale, i partiti (attraverso il pagamento di mazzette o tangenti).

Non basta: a spaccare ulteriormente la maggioranza è stata la proposta, ancora una volta presentata dal Pdl, di far accedere ai contributi anche i partiti che non si sono presentati alle ultime elezioni. Un emendamento subito ribattezzato “salva Forza Italia” perché apparentemente concepito per non lasciare fuori dall’eventuale distribuzione delle donazioni la formazione politica recentemente  “riabilitata” dal Cavaliere.

Le discussioni, come accennato, riprenderanno questo pomeriggio. A far alzare la colonnina della tensione in Aula ci penseranno, quasi sicuramente, gli esponenti del M5S che hanno preannunciato la presentazione di una proposta alternativa, tesa a snudare – a loro giudizio – la reale volontà di Pd e Pdl di non rinunciare  al “malloppo” fin qui incassato.