Letta e Napolitano fulminano il Pdl: Servono chiarimenti

Giuramento del governo Letta

 

Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, non poteva immaginare un epilogo più inglorioso per la sua trasferta negli Stati Uniti. Dopo giorni trascorsi a incontrare investitori, finanzieri e governanti per rassicurarli sulla stabilità dell’Italia, è proprio dal Bel Paese che è arrivata la più molesta delle notizie: l’annuncio delle dimissioni di massa dei parlamentari del Pdl che ha come sbugiardato ogni singola parola pronunciata dal premier in terra straniera.

Per questo, prima di salire sull’aereo che lo riporterà a Roma, nel corso di una conferenza stampa allestita ieri sera a New York, il presidente del Consiglio ha voluto dare sfogo al suo personale rammarico. “Quello che è successo a Roma è stata un’umiliazione, non per me ma per l’Italia”, ha sentenziato. “Venerdì appena atterrato a Roma – ha annunciato – incontrerò il capo dello Stato e valuterò con lui la modalità migliore per avere un chiarimento. Un chiarimento che io voglio che avvenga davanti ai cittadini italiani, non nel chiuso di stanze o di verifiche da Prima Repubblica. I cittadini italiani – ha insistito il premier – devono poter giudicare, verificare e ognuno si prenderà le responsabilità che deve prendersi”.

Poi l’appello ai parlamentari del Pdl che minacciano le clamorose dimissioni, in caso di decadenza di Silvio Berlusconi: “Capisco che ci sia un momento di profondo disagio e di profonda riflessione dentro il Pdl – ha detto Letta – ma da un ‘Muoia Sansone con tutti i filistei’ non ha da guadagnarci nessuno: né il Pdl, né Berlusconi, né tanto meno il Paese”.

Clima tesissimo anche al di là dell’oceano, dove il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha dovuto fare i conti con la nuova “patata bollente” che insidia il governo. Ieri mattina avrebbe dovuto presenziare a una cerimonia dedicata ad Alcide De Gasperi, ma ha dato inaspettatamente forfait: “Mi ero impegnato a presenziare questa mattina e avrei ben voluto essere con voi – si è scusato in una lettera inviata alla figlia dello statista – se non si fosse verificato ieri sera un fatto politico improvviso e istituzionalmente inquietante, cui debbo dedicare oggi la mia attenzione”. 

E, infatti, l’inquilino del Colle pare abbia trascorso l’intera giornata di ieri ad analizzare la faccenda. L’ipotesi di un bluff politico, ventilata all’inizio, sembrerebbe, infatti, destinata a sgonfiarsi e il capo dello Stato starebbe valutando le mosse più caute da compiere in tempi strettissimi. Ieri sera il Quirinale ha diramato una nota in cui il presidente ha rimarcato il suo stato di forte preoccupazione: “Non posso che definire inquietante l’annuncio di dimissioni in massa dal Parlamento di tutti gli eletti nel Pdl – ha scritto – Ciò configurerebbe infatti l’intento, o produrrebbe l’effetto, di colpire alla radice la funzionalità delle Camere“.

“Non meno inquietante – ha insistito il presidente della Repubblica – sarebbe il proposito di compiere tale gesto al fine di esercitare un’estrema pressione sul capo dello Stato per il più ravvicinato scioglimento delle Camere. C’è ancora tempo, e mi auguro se ne faccia buon uso – ha sottolineato Napolitano – per trovare il modo di esprimere, se è questa la volontà dei parlamentari del Pdl, la loro vicinanza politica e umana al presidente del Pdl, senza mettere in causa il pieno svolgimento delle funzioni dei due rami del Parlamento”.

E ancora: “Non occorre poi neppure rilevare la gravità e assurdità dell’evocare un ‘colpo di Stato’ o una ‘operazione eversiva’ in atto contro il leader del Pdl – ha evidenziato nella nota il capo dello Stato – L’applicazione di una sentenza di condanna definitiva, inflitta secondo le norme del nostro ordinamento giuridico per fatti specifici di violazione della legge – ha messo in chiaro Napolitano – è dato costitutivo di qualsiasi Stato di diritto”.