Cdm dei veleni: Letta chiederà nuova fiducia, mentre aumenta l’Iva

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:56

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Prima di intrattenerci sulla cronaca del più teso (e drammatico) Consiglio dei ministri del governo Letta, sarà bene scriverlo subito: da martedì prossimo 1 ottobre scatterà l’aumento dell‘Iva. Nessun rinvio o congelamento, a causa delle distanze marcatissime registratesi ieri sera tra i ministri del Pd e quelli del Pdl.

Rientrato dagli Stati Uniti, il premier Enrico Letta non si è fermato un solo attimo: dall’incontro al Quirinale con Giorgio Napolitano, a quello con il vicepremier Angelino Alfano e il segretario del Pd, Guglielmo Epifani. Fino ai contatti telefonici col suo predecessore a Palazzo Chigi, Mario Monti, e il colloquio col navigato zio Gianni. E in serata la convocazione del Cdm, nel corso del quale il capo del governo avrebbe riportato quanto già detto al presidente della Repubblica: non è tempo di “vivacchiare”, o si trova un accordo o si va tutti a casa.

“Non sono disponibile ad andare oltre senza un  passaggio di chiarezza – ha spiegato Enrico Letta ai suoi ministri – Un’efficace azione di governo è evidentemente incompatibile con le dimissioni in blocco dei membri di un gruppo parlamentare che dovrebbe sostenere quello stesso esecutivo. O si rilancia, e si pongono al primo posto il Paese e gli interessi dei cittadini, o si chiude questa esperienza”.

“Non ho alcuna intenzione di vivacchiare o di prestare il fianco a continue minacce e aut aut – ha rimarcato il premier – Quanto accaduto mercoledì scorso, proprio mentre rappresentavo l’Italia all’assemblea generale delle Nazioni Unite, è inaccettabile“. Da qui la necessità, messa nero su bianco in una nota diramata ieri da Palazzo Chigi, di stoppare momentaneamente l’azione governativa, in attesa del nuovo voto di fiducia che, verosimilmente, Letta chiederà già martedì prossimo ai due rami del Parlamento.

“In attesa del chiarimento si è reputato inevitabile il blocco di ogni decisione governativa su temi, anche rilevanti, di natura fiscale ed economica – si legge nel comunicato – La sospensione è dovuta in particolare all’impossibilità di impegnare il bilancio su operazioni che valgono miliardi di euro, senza la garanzia di una continuità nell’azione di governo e Parlamento”.

Tra i protagonisti più agguerriti del Cdm di ieri sera, il vicepremier, Angelino Alfano, che avrebbe rimarcato le ragioni del suo gruppo politico (a sostegno del presidente Berlusconi) spingendo per una riforma della giustizia e scaricando sul Pd la responsabilità di un’eventuale crisi di governo. Gli avrebbe risposto (a brutto muso) il ministro Dario Franceschini, che avrebbe rimproverato ad Alfano (e a tutto il Pdl) di confondere la questione della giustizia con i processi del loro leader. Posizioni inconciliabili, che hanno aperto uno “sbrego” profondissimo nella squadra capitanata da Enrico Letta. Da qui la necessità di ritornare in Parlamento per verificare la disponibilità delle varie forze politiche a concedere la loro fiducia a una nuova – si suppone – compagine governativa.

 

 

 

 

 

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