La crisi del sabato sera: si dimettono i ministri del Pdl

Alfano e Letta

 

Agli analisti e ai politologi spetterà il compito di capire cosa abbia portato all’inaspettata accelerazione, a noi per il momento solo quello di riportarla. Che il governo delle larghe intese si stesse incamminando verso un sentiero impervio e accidentato, era faccenda chiara a tutti, ma nessuno (o forse pochi) aveva capito che lo stesso esecutivo era già giunto al capolinea.

Intorno alle ore 18,00 di ieri sera, il presidente del Pdl, il “decadendo” Silvio Berlusconi, ha deciso di far saltare il tavolo con una nota di fuoco in cui ha rimproverato Enrico Letta per l’imminente aumento dell’Iva. Una scelta inaccettabile che, secondo il Cavaliere, violerebbe gli accordi stretti mesi fa alla “stipula” della larghe intese. Da qui la richiesta, inoltrata ai suoi ministri, di rassegnare le dimissioni dal governo per evitare di “farsi complici” di una mossa (l’aumento dell’Iva, appunto) che andrà a danneggiare irrimediabilmente gli italiani.

Passano pochi minuti e il vicepremier Angelino Alfano comunica che tutti i ministri del Pdl hanno accolto la richiesta del “capo” e deciso di rassegnare le loro dimissioni. Il malfermo governo Letta perde dunque una compagine importante (Angelino Alfano, Maurizio Lupi, Gaetano Quagliariello, Nunzia De Girolamo e Beatrice Lorenzin), lasciando tutti a corto di commenti per la crisi appena apertasi. Cosa accadrà adesso? Che ne sarà della “verifica” parlamentare annunciata dal presidente del Consiglio e “benedetta” da Giorgio Napolitano?

Enrico Letta – pre-allertato telefonicamente dal suo ormai ex vicepremier – sferra il contrattacco e consegna alle agenzie di stampa una nota gonfia di livore politico. In cui non manca di definire il gesto di Berlusconi “folle” e lo accusa di “rovesciare la frittata” imputando a lui la responsabilità di aver fatto aumentare l’Iva. Poi l’annuncio finale: “In Parlamento ognuno si assumerà le proprie responsabilità dinnanzi al Paese”, ha promesso il premier. Il passaggio parlamentare, in cui il presidente del Consiglio chiederà alle varie parti politiche di esprimersi sulla possibilità di non chiudere la legislatura, dunque ci sarà, ma è impossibile (almeno per il momento) prevederne l’esito.

Nel sabato di “ordinaria follia politica”, in cui un po’ tutti i protagonisti della scena nazionale hanno sentito il bisogno di dire la loro, va segnalata la posizione “controcorrente” dell’ex capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, che ha inaspettatamente stigmatizzato la decisione dei colleghi ex ministri affermando che una decisione così delicata si sarebbe dovuta prendere collegialmente. Non solo: stando ai beninformati, i ministri dimissionari si sarebbero incontrati in serata nell’abitazione romana di Angelino Alfano per fare il punto della situazione. Le loro dimissioni – fortemente sponsorizzate (leggi imposte) dal Cavaliere – avrebbero, infatti, spianato la strada a valutazioni più approfondite, le cui conclusioni potrebbero riservare nuovi sorprendenti “colpi di scena”. E il Quirinale? Per il momento tace.