Camera: sì al proseguo delle larghe intese

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Location diversa, stesso risultato: dopo la fiducia incassata nel primissimo pomeriggio di ieri al Senato, anche la Camera dei deputati ha ridetto sì al governo delle larghe intese. Dei 597 parlamentari presenti nell’Aula di Montecitorio, infatti, ben 435 hanno votato a sostegno dell’esecutivo e solo 162 contro. “Disco verde” da Pd, Pdl e Scelta Civica; “disco rosso” dal M5S, Sel, Lega e Fratelli d’Italia.

La maratona parlamentare di ieri ha dunque “puntellato”, a detta di molti, in maniera più ferma il governo di Enrico Letta. Ma è davvero così? A ben guardare, la maggioranza che ieri ha votato a favore delle larghe intese è la stessa che le aveva fatte vacillare fino a due giorni fa. La “capovolta” politica di Silvio Berlusconi che, a sorpresa, ha dichiarato il voto a sostegno dell’esecutivo (quando aveva trascorso le ultime ore a salmodiare l’intenzione di farlo cadere), ha di fatto ripristinato le vecchie dinamiche che minavano quotidianamente la tenuta del governo Letta.

Per quanto molti protagonisti della scena politica (e non solo) si siano affrettati a sostenere che da ieri qualcosa è cambiato e che il dietrofront del Cavaliere debba essere letto come una pesante “disfatta” politica, che spiana la strada alla spaccatura interna al suo partito. Sono gli stessi che sostengono che da oggi il governo “ri-fiduciato” non dovrà più sottostare ai “ricatti” degli alleati di centrodestra perché la fronda dei “moderati” che si starebbe affrancando dal “capo” assicurerà una nuova collaborazione: più serena e costruttiva.

Sarà, ma per il momento nulla di veramente eclatante è accaduto. Il ripensamento last minute di Silvio Berlusconi avrebbe, infatti, messo le ganasce alla formazione dei due nuovi gruppi parlamentari (uno al Senato e uno alla Camera) a cui Angelino Alfano &co. si sarebbero dedicati negli ultimi giorni. Un “congelamento” che potrebbe riservare nuovi “colpi di scena”, compreso il ritorno dei presunti “traditori” (copyright dei “falchi” di Forza Italia) alla casa paterna, che poi di fatto non hanno ancora abbandonato.