Letta: Berlusconi finito. Ma Alfano lo bacchetta: No a ingerenze nel Pdl

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Messa da parte, per qualche minuto, la prudenza che lo contraddistingue, il premier Enrico Letta si è ieri lasciato andare a una valutazione politica insolitamente audace.

Nel corso di un’intervista televisiva a SkyTg24, il presidente del Consiglio ha, infatti, intonato il de prufundis del cosiddetto “ventennio” berlusconiano: “Io penso che si sia chiusa una stagione politica, che si siano chiusi i vent’anni e che si siano chiusi in modo politico – ha affermato – Mercoledì scorso Berlusconi ha cercato di far cadere il governo e non ci è riuscito perché il Parlamento, in sintonia col Paese – ha spiegato Letta – ha voluto che si continuasse”.

E sugli “scossoni” in casa Pdl, finora segnato dalla leadership incontrastata del Cavaliere: “E’ una pagina sicuramente voltata in modo definitivo – ha osservato il premier – io sono rispettoso dei travagli politici che ci sono nel Pdl, ma Alfano oggi mi pare abbia assunto una leadership molto forte e molto marcata. E’ stato sfidato e ha vinto la partita”. 

A occuparsi di faccende altrui è stato anche il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, che in un’intervista rilasciata ieri a La Repubblica ha dichiarato: “Se Alfano costituisce i gruppi autonomi è tutto più chiaro. Darebbe molta più forza e coesione alla maggioranza. Non è tanto un problema di durata del governo – ha precisato l’ex sindacalista – ma di qualità della sua azione. Perché il pericolo di finire di nuovo nel pantano c’è”.

Suggerimenti e analisi che il segretario del Pdl non sembra aver gradito troppo. “Non accettiamo e non accetteremo ingerenze nel libero confronto del nostro movimento politico! – ha tuonato in una nota Angelino Alfano – E questo vale anche per il presidente del Consiglio e per il segretario del Pd”. “Noi siamo il centrodestra italiano, alternativi per l’oggi e per il domani alla sinistra – ha messo in chiaro – E se una collaborazione c’è oggi è perché nessuno ha vinto pienamente le elezioni e Silvio Berlusconi ha intuito per primo l’importanza di una grande coalizione”. “Dentro questo governo, noi stiamo per difendere le nostre idee e i nostri programmi – ha rimarcato il vice di Enrico Letta – in primo luogo su tasse e giustizia e difendiamo così tutti i cittadini, le imprese, le famiglie e i giovani. Così è stato – ha tagliato corto Alfano – e così continuerà ad essere”. 

Parole che hanno ricompattato il partito – attraversato, come è noto, da forti tensioni interne – sancendo l’indisponibilità (o l’incapacità?) di Angelino Alfano a “detronizzare” Silvio Berlusconi. Almeno per il momento.